Incubo Italia: non segna ed è fuori dal mondiale

novembre 14, 2017

E’ andata proprio come temevano i più: l’Italia di Ventura, con la complicità degli errori di formazione del tecnico, di mira degli Azzurri e della sfortuna, non è riuscita ad andare oltre il pareggio a reti bianche in casa con la Svezia che, forte della vittoria per uno a zero dell’andata, si è qualificata ai mondiali in Russia al posto dell’Italia. Il fallimento dell’impresa azzurra non ha portato all’atteso rinnovamento dei vertici della Federcalcio: il presidente Tavecchio resta al suo posto e conferma l’allenatore, responsabile di una mancata qualificazione che non si verificava da 60 anni, quando l’Italia non riuscì a qualificarsi per i mondiali del 1958… in Svezia. Nella cornice dello Stadia Meazza di Milano, davanti a 70 mila spettatori, gli Azzurri erano partiti bene, convinti di poter ribaltare il risultato e col piede premuto sull’acceleratore. Purtroppo le cose non sono andate per il verso giusto; ma andiamo con ordine. Dopo qualche minuto di predominio territoriale, con gli svedesi rintanati nella propria area a difesa del pareggio, gli Azzurri creano un paio di situazioni favorevoli e reclamano per un rigore: netto il fallo da dietro su Parolo da parte di Augustinsson, ma l’arbitro spagnolo Mateu Lahoz sorvola. Stesso atteggiamento da parte del direttore di gara anche in occasione del tocco con il braccio di Darmian, dopo un contrasto in area con Berg. Gli Azzurri tengono palla nella metà campo svedese ma fanno fatica a concludere: prima Florenzi con un rasoterra strozzato dal limite, quindi Immobile, ben servito in verticale da Jorginho, con una girata sull’esterno della rete da posizione defilata, poi con un sinistro alto di Parolo. Jakob Johansson, protagonista della gara di andata, si fa male al ginocchio ed il tecnico Jan Andersson è costretto a sostituirlo con Gustav Svensson. Gli svedesi si affacciano dalle parti di Buffon con un tiro di Claesson, parato a terra da Buffon; ma sono gli Azzurri a fare la partita, crescendo di ritmo e intensità col passare dei minuti. Poco prima della mezz’ora la grande occasione capita sui piedi di Candreva, che calcia alto da buona posizione il bel pallone messo in mezzo da Immobile dopo un affondo sulla sinistra; il pallone attraversa tutta l’area di rigore ma l’ala destra interista alza troppo la mira. L’arbitro grazia di nuovo gli azzurri all’azione successiva, quando Barzagli tocca con la mano dopo una scaramuccia con Forsberg, tra i migliori dei suoi. Dopo un contrasto Bonucci, acciaccato, sembra sul punto di dare forfait: invece resterà stoicamente in campo fino alla fine, gettando via la mascherina precauzionale dopo l’infortunio al naso della gara d’andata. Nel finale di tempo l’Italia si riversa in attacco e va vicinissima al gol in più frangenti: prima è Immobile, servito da un lancio in verticale dell’oriundo Jorginho, a vedersi strozzare in gola la gioia del gol dal duplice intervento di Olsen in uscita, che smorza il pallone, e di Granqvist sulla linea, che spazza via la minaccia. La difesa svedese è coriacea e il gioco degli azzurri si perde sulle due corsie, con il fumoso Candreva e l’inconcludente Darmian. Ciononostante gli azzurri creano ancora qualche pericolo, tra cui un colpo di testa alto di Bonucci, su calcio piazzato di Florenzi, e la splendida giocata dello stesso Florenzi, che entra in area dalla sinistra con un numero e costringe nuovamente Olsen all’intervento risolutore, grazie a una parata alla Garella sul suo destro basso da posizione defilata. In avvio di secondo tempo Darmian riceve una ginocchiata nel costato da Lustig, ma l’arbitro invece del rigore gli fischia fallo contro per un presunto controllo con il braccio. L’esterno del Manchester United si riprende e poco dopo mette indietro un bel pallone col sinistro che Florenzi manda a lambire la base del palo grazie a uno splendido tiro al volo di collo esterno destro. I minuti passano e salgono a concludere anche i difensori: deviato e centrale il destro di Chiellini su invito di Immobile; poco dopo lo stesso Immobile mette sul fondo di sinistro su cross di Candreva. Ventura è disperato e poco dopo l’ora di gioco ricorre a un doppio cambio: fuori un volenteroso ma impalpabile Gabbiadini, dentro il convalescente Belotti; fuori anche Darmian per El Shaarawy. Un cross dalla sinistra di Chiellini, deviato di testa da Lustig, si impenna e colpisce la parte alta della traversa, a testimonianza del fatto che la fortuna non è con gli Azzurri (66′). Poco dopo è Florenzi a non inquadrare lo specchio della porta con un destro al volo. I tanti cross dell’Italia sono tutti preda di Olsen, bravo nelle uscite di pugno; il portiere svedese neutralizza anche un tiro centrale di Candreva, quindi si distende in tuffo e devia sia il colpo di testa di Parolo che la volée di El Shaarawy, sugli sviluppi di altrettante azioni da calcio d’angolo. Gli scandinavi di Jan Andersson sono pericolosi in contropiede ma la difesa azzurra è impeccabile: Bonucci chiude bene sul nuovo entrato Kiese Thelin, smorzandone il tiro, e la linea difensiva sale bene mettendo in fuorigioco Berg, che aveva segnato sull’assist di Forsberg; la terna arbitrale rileva l’irregolarità. Entra anche Bernardeschi per Candreva ma non accade altro fino alla fine: il forcing azzurro non produce quel miracolo a Milano che col trascorrere dei secondi appare sempre più improbabile. Un colpo di testa di Parolo, finito sul fondo, è l’ultima vera occasione. Nonostante i cinque minuti di recupero concessi da Mateu Lahoz per l’Italia è finita, e forse lo era prima ancora di cominciare, al momento del sorteggio del girone prima e dell’avversaria dello spareggio poi. Spagna e Svezia, battute all’Europeo dalla nazionale di Conte, si sono rivelate le bestie nere di sempre per gli uomini di Ventura. Adesso è il tempo di tirare le somme e di dare veramente luogo a quel cambio generazionale che Ventura non ha avuto il coraggio di fare, troppo legato al gruppo storico dei veterani per effettuare un repulisti. Si conclude con le amare lacrime di Buffon, alla 175esima presenza in nazionale: l’ultima per il recordman azzurro. Ecco infine i voti della gara generosa ma sciagurata che ha sancito l’eliminazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018:

Buffon 6.5; Barzagli 6.5, Bonucci 6.5, Chiellini 6.5; Candreva 5 (76′ Bernardeschi 5.5), Parolo 6.5, Jorginho 6.5, Florenzi 7, Darmian 5 (63′ El Shaarawy 6); Gabbiadini 5.5 (63′ Belotti 5.5), Immobile 6. All. Ventura 5

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Sconfitta con la Svezia, il mondiale si allontana

novembre 12, 2017

Con una scialba prestazione in terra svedese l’Italia compromette gravemente la qualificazione ai prossimi mondiali in Russia, uscendo dalla Friends Arena di Solna con una sconfitta di misura che dovrà provare a ribaltare nella gara di ritorno a Milano. Partita come prevedibile estremamente tattica e ingessata, con tanti scontri fisici e poche occasioni. L’arbitro turco Cunayt Cakir ha diretto all’inglese, permettendo qualche contatto di troppo e tenendo i cartellini in tasca. Ma non può essere un’attenuante per gli uomini di Ventura, che hanno offerto una prestazione deludente e ottenuto un risultato ancora peggiore, che suona già come una condanna anticipata. Nulla di sorprendente per chi conosceva i limiti di questa Italia e i pregi della Svezia di Jan Andersson, squadra coriacea che nel girone si è guadagnata la fama di ammazzagrandi, avendo già battuto in casa la Francia e scalzato l’Olanda al secondo posto. Spinta dai 50 mila di Stoccolma, la squadra svedese ha messo sotto l’Italia per tutta la prima frazione, pur senza creare grossi pericoli. Nei primi minuti gli scandinavi ci hanno provato prima su calcio piazzato (conclusione alta di Forsberg) e poi con una conclusione fuori bersaglio di Toivonen dai venti metri. La risposta dell’Italia era affidata a Belotti, rientrato a tempo di record dall’infortunio, ma il suo colpo di testa sul traversone dalla sinistra di Darmian finiva di un soffio a lato della porta difesa da Olsen, preso in controtempo. La partita si innervosiva con Berg che si aiutava scorrettamente con le braccia nei confronti di Bonucci e poi entrava in polemica con da De Rossi. Ingenuo Verratti, che con un fallo a centrocampo rimediava un cartellino giallo pesante: già diffidato, salterà la gara di ritorno. La terna di Cakir fermava Forsberg per un fuorigioco a tu per tu con Buffon; ma per il portierone azzurro il lavoro non finisce qui: provvidenziale l’uscita su Berg, chiuso dopo un sombrero a Chiellini, e poi sui piedi dell’accorrente Toivonen. Lo stesso Toivonen ci aveva provato in precedenza con un destro a giro, con la palla abbondantemente fuori. Il tempo si conclude a reti bianche, con l’Italia schiacciata nella propria metà campo a difesa del pareggio, incapace di colpire anche giocando di rimessa. Nel secondo tempo gli Azzurri entrano in campo con un piglio diverso e creano subito un paio di occasioni con Candreva, che prima mette al centro un pallone insidioso, mancato da Olsen e messo in corner da Krafth, e poi dagli sviluppi del calcio d’angolo impegna il portiere svedese con un destro flottante sul primo palo. Granqvist rischia il rigore su un’incursione centrale di Parolo e Berg rischia il secondo giallo per aver spinto Chiellini addosso a Buffon, ma l’arbitro Cakir non vede l’irregolarità. Ekdal si fa male e Jan Andersson è costretto a sostituirlo con Jakub Johansson: mai scelta obbligata fu più felice. Da una rimessa laterale dalla destra di Krafth, spizzata al limite da Toivonen, il pallone capita proprio sul destro del nuovo entrato; il suo destro strozzato trova la deviazione fortuita di De Rossi, cambia direzione e s’infila alla sinistra dell’incolpevole Buffon (61′). Dopo il gol propiziato da Johansson l’Italia si riversa in attacco e ottiene alcuni calci d’angolo, ma la fortuna non è dalla sua parte: l’esterno destro dal limite di Darmian, servito da Verratti, si stampa sul palo a portiere battuto (70′). Bellissima e sfortunata la conclusione di controbalzo del terzino del Manchester United. La Svezia risponde con un diagonale rasoterra di Claesson, neutralizzato a terra da Buffon. I cambi di Ventura (Eder per Belotti e Insigne per Verratti) e il forcing finale dell’Italia non producono altro che una sterile supremazia territoriale e qualche cross: inguardabili le conclusioni di Immobile e del nuovo entrato Insigne nei minuti di recupero. Così al mondiale non ci andiamo. Ecco i voti di una sconfitta pesante, che suona quasi come una condanna:

Buffon 6; Barzagli 6, Bonucci 5.5, Chiellini 6; Candreva 6, Verratti 5 (76′ Insigne 5.5), De Rossi 5, Parolo 6, Darmian 6.5; Immobile 5, Belotti 5.5 (65′ Eder 5.5). All. Ventura 5

Piove sul bagnato: travolti in casa dalla Roma

novembre 5, 2017

La Fiorentina di Pioli proprio non ingrana, collezionando la seconda sconfitta consecutiva, contro la Roma in casa e sotto una pioggia battente. La squadra di Di Francesco dimostra di essere più forte e alla fine segna quattro gol, dopo essere passata in vantaggio ed essere stata ripresa dai viola per due volte nel corso del primo tempo. I gigliati, rimasti impantanati in undicesima posizione a quota 16 punti in compagnia di Chievo Verona e Atalanta (che, pur avendo una media reti peggiore, ci stanno davanti per la classifica avulsa), sono stati quantomeno capaci di reagire alle reti subite. Il vantaggio giallorosso porta la firma di Gerson Santos: Badelj perde palla, El Shaarawy riceve e apre a destra per il giovane brasiliano che infila l’angolino grazie a un bel sinistro rasoterra di prima intenzione (5′). La risposta dei viola è affidata a Gil Dias che scatta sulla destra servito da Bruno Gaspar, rientra sul sinistro, salta netto Kolarov e serve sul secondo palo l’accorrente Veretout: facile il tap-in del francese che infila Alisson con un rasoterra mancino (9′). La Fiorentina attacca a folate (deviato un tiro di Benassi), ma è la Roma a rendersi ancora pericolosa: Sportiello risponde presente sulla bella conclusione di Dzeko, con il destro da posizione defilata a sinistra. Alisson è attento sul sinistro centrale di Gil Dias, dal limite dell’area; anche Sportiello si fa trovare pronto sul rasoterra dal limite di Pellegrini, mentre in precedenza era stato Kolarov a provarci su punizione senza inquadrare lo specchio. Alla mezz’ora la Roma raddoppia, con un’azione simile a quella del primo gol: break dei giallorossi che dopo aver fermato l’azione personale di Simeone ripartono centralmente con Gonalons: dopo uno scambio in velocità con Dzeko il francese affonda centralmente e scarica a destra col sinistro per il libero Gerson Santos, abile a puntare Biraghi e ad impallinare l’immobile Sportiello con un sinistro rasoterra sul primo palo (30′). La Fiorentina ha una bella reazione d’orgoglio, e chiude il primo tempo all’attacco: prima Chiesa non inquadra lo specchio, quindi è Simeone che di sinistro non centra il bersaglio sul cross di Biraghi; subito dopo il “Cholito” viene anticipato sul cross da destra del vivace Chiesa, ancora impreciso alla conclusione dopo un tentativo deviato in corner di Gil Dias. L’assedio finalmente dà i suoi frutti, con Biraghi che dalla tre quarti sinistra scodella un bel traversone sul secondo palo per Giovanni Simeone, bravo a incornare nel sette opposto in perfetta solitudine (39′). Il finale è concitato, con Chiesa che ci riprova con un destro basso dal limite: Alisson prima devia sul palo, quindi esce incontro alla disperata su Veretout respingendogli il tap-in, mentre la difesa mura il tiro da fuori di Benassi (43′). Il tempo si chiude con il rammarico del legno colpito da Chiesa, ma la Fiorentina, purtroppo, ha già prodotto il massimo sforzo. In avvio di ripresa Sportiello accusa subito qualche problema fisico, mentre la Roma, inaspettatamente, ritorna in vantaggio: corner da destra di Kolarov col mancino, spizzata di Dzeko e fortuita deviazione di spalla di Manolas, col pallone che finisce proprio nell’angolino basso (50′). Gli uomini di Pioli ripartono a testa bassa ma manca la lucidità: prima è Chiesa a sparacchiare fuori, sbilanciato, sul traversone di Benassi; quindi è Gil Dias a calciare alto dopo un bel break di Badelj. La Fiorentina dà l’impressione di aver dato tutto, e neanche i cambi di Pioli sortiscono effetto. Anzi, sono i giallorossi a rendersi più pericolosi, prima con un tiro centrale di Pellegrini e poi, nei minuti finali, con un tiro alto da ottima posizione del nuovo entrato Defrel, ben servito da Kolarov. Giovanni Simeone è il più pericoloso dei viola, ma prima il suo tiro è deviato in corner, e poi Alisson è bravo a uscirgli incontro sulla verticalizzazione di Eysseric, subentrato all’acciaccato Badelj. Dopo un errore di Veretout la Roma chiude i conti: Nainggolan apre a sinistra col mancino, il nuovo entrato Perotti aggancia e batte ancora Sportiello grazie a un sinistro basso sul primo palo (87′). Sul 2 a 4 la partita diventa un susseguirsi di capovolgimenti di fronte fino al fischio finale di Di Bello: il nuovo entrato Babacar prima impegna centralmente Alisson, quindi calcia fuori a tempo scaduto; dall’altra parte Sportiello risponde prima a un diagonale mancino di Kolarov e poi, con un miracolo, al tentativo di Defrel. Ecco i voti di una gara che ha palesato i limiti difensivi di una squadra volenterosa ma troppo imprecisa:

Sportiello 6; Bruno Gaspar 5.5, Pezzella 5, Astori 5, Biraghi 5.5; Benassi 5.5, Badelj 5 (75′ Carlos Sànchez 5.5), Veretout 6; Gil Dias 6 (82′ Eysseric sv), Simeone 6, Chiesa 6 (74′ Babacar 6). All. Pioli 5

Capitombolo col Crotone, finita la serie

ottobre 29, 2017

Finisce dopo tre giornate la serie positiva della Fiorentina, e meno di un mese dopo la sconfitta in casa del Chievo Verona i viola perdono con lo stesso punteggio (2-1) anche allo Scida di Crotone. La squadra di Nicola parte più convinta, sfrutta al meglio le imperdonabili disattenzioni della difesa gigliata, e relega la Fiorentina al settimo posto, in coabitazione col Milan e il Torino a quota 16 punti. Che gli squali facessero sul serio si era capito fin dalle prime battute, con la punizione mancina di Pavlovic che sfila sul fondo di un nonnulla. Chiesa è il più attivo dei viola, ma quando va alla conclusione non inquadra lo specchio. Ed è così che dopo un quarto d’ora i calabresi passano in vantaggio: Trotta punta Laurini e affonda sulla sinistra, mettendo dentro un pallone basso e teso col mancino dalla linea di fondo; Budimir è in agguato alle spalle dei centrali viola e gira in porta col sinistro, un tap-in rasoterra che rotola lemme lemme nell’angolino (17′). Neanche un giro di lancette e i rossoblu raddoppiano: Astori esce palla al piede ma sbaglia il passaggio in orizzontale, favorendo l’intervento di Trotta che intercetta e punta deciso verso la porta, presentandosi a tu per tu con Sportiello; nulla da fare per il portiere viola, spiazzato dal suo piatto mancino, rasoterra sul secondo palo (18′). Dopo le clamorose topiche della difesa, la Fiorentina entra lentamente in partita. Chiesa è il più vivace, e semina il panico nella retroguardia avversaria: bello l’assist per Simeone, dopo un tunnel; telefonata la conclusione centrale dell’argentino. I viola crescono alla distanza, e dopo un possesso di palla prolungato accorciano le distanze nel finale di prima frazione: Laurini crossa al centro, Chiesa smorza con il destro servendo l’accorrente Benassi, che prosegue nella sua striscia di reti in gare consecutive impallinando Cordaz con un bel diagonale a mezz’altezza, che battezza il palo interno e gonfia la rete (44′). L’ex torinista con tre reti nelle ultime tre gare conferma di essere un centrocampista estremamente prolifico. Nell’intervallo Pioli, che non ha mai vinto allo Scida, si gioca due cambi, buttando dentro Maxi Olivera per l’incerto Biraghi e Gil Dias per l’impalpabile Eysseric. La Fiorentina tiene palla nella metà campo avversaria ma la gara si fa cattiva, e i contrasti duri a centrocampo si moltiplicano: l’arbitro Maresca deve mettere mano spesso al cartellino. Il Crotone prova a rendersi pericoloso in contropiede, ma combina poco: un colpo di testa alle stelle di Budimir, su cross dalla sinistra di Pavlovic, e un sinistro centrale di Mandragora sono gli unici squilli degli squali. La Fiorentina dal canto suo macina tanto gioco ma conclude poco, e la montagna finisce per partorire un topolino: sul corner di Badelj dalla destra Pezzella spizza e Chiesa in seconda battuta scuote la traversa con una splendida conclusione mancina (66′). L’ingresso di Babacar, molto nervoso, non cambia le cose: anzi, rischia l’espulsione per una sbracciata nei confronti di Ceccherini. A parte un suo sinistro fuori bersaglio il suo apporto è limitato, e risulta sterile come i compagni di reparto: Simeone di testa gira fuori di poco un bel cross dal fondo di Chiesa, protagonista di una gara tanto volenterosa quanto sfortunata. Il fischio finale di Maresca condanna la Fiorentina a una sconfitta inaspettata, che interrompe bruscamente la serie positiva dei viola. Ecco i voti:

Sportiello 5.5; Laurini 5.5 (65′ Babacar 5.5), Pezzella 6, Astori 5, Biraghi 5 (46′ Maxi Olivera 5.5); Benassi 6.5, Badelj 6, Veretout 5.5; Eysseric 5 (46′ Gil Dias 5); Chiesa 6.5, Simeone 5.5. All. Pioli 5

Tris al Toro, terza vittoria di fila

ottobre 26, 2017

La Fiorentina di Pioli comincia a prendere quota: dopo la rotonda vittoria sul Torino si lascia dietro proprio i granata salendo al settimo posto in classifica, a parimerito con il Milan a 16 punti. Primo tempo di studio, senza grosse occasioni fino alla mezz’ora. Il Toro di Mihajlovic, un ex mai troppo rimpianto, sembra aver preso le misure alla Fiorentina ed essere in grado di portare palloni nella tre quarti avversaria. Dal canto loro i gigliati si difendono con attenzione e provano a ripartire in contropiede: Théréau ci prova di sinistro in diagonale ma angola troppo il tiro e poco dopo è costretto ad uscire dal campo per un acciacco, sostituito da Eysseric. Un colpo di testa sbilenco di Chiesa sul traversone basso di Biraghi e un tiro deviato di Iago Falque, che esce di poco dopo l’errato rinvio di Sportiello sono gli unici sussulti fino al vantaggio, di marca viola. Ironia della sorte ha voluto che a firmarlo fosse proprio l’ex granata Benassi, contro un Torino infarcito di ex viola (Ljajic, Moretti e De Silvestri). L’acquisto da dieci milioni ha messo in luce tutte le sue qualità dettando il passaggio al “Cholito” Simeone, ben servito al limite da Chiesa, e scattando nel corridoio dopo aver lasciato correre il pallone: il destro incrociato e rabbioso che brucia i guantoni a Sirigu è un gesto tecnico da attaccante di razza più che da centrocampista (29′). Azione molto ben congegnata dai viola con un’ottima rifinitura da parte di Simeone. Un minuto dopo anche Moretti potrebbe firmare il gol dell’ex, ma il suo piatto sinistro, al volo su un campanile spiovente di Iago Falque sugli sviluppi di un corner, s’infrange contro la traversa a Sportiello battuto (31′). Il pericolo scampato mette in apprensione la Fiorentina, che si limita a rispondere con le ripartenze e le conclusioni di Chiesa. Federico cerca di affinare l’intesa con l’altro figlio d’arte, Giovanni Simeone, in ritardo di un soffio sul suo cross da destra; clamoroso in chiusura di tempo il liscio del centravanti argentino, andato a botta sicura col mancino sull’assist da destra di Eysseric. Il Toro macina gioco ma non concretizza e al ritorno in campo dagli spogliatoi, con Berenguer al posto di un inconcludente Sadiq, colpisce subito un altro legno clamoroso: Ljajic verticalizza per Niang che s’inserisce centralmente alle spalle della difesa e a tu per tu con Sportiello centra in pieno la traversa col mancino, col portiere che si ritrova la palla tra le mani quasi per caso (48′). Il Toro, per l’occasione in completo giallo mostarda, sta vivendo il suo miglior momento e continua a crescere, creando pericoli: Laurini salva di testa anticipando Niang sul cross di Ljajic e Pezzella in scivolata toglie le castagne dal fuoco sul cross di Iago Falque, lasciato colpevolmente libero sulla destra da Biraghi. La Fiorentina sembra allo sbando, i ritmi sono forsennati e i contrasti si incattiviscono a metà campo. Ma allo scoccare dell’ora di gioco la Fiorentina ritrova l’orgoglio e cominciano a fioccare le occasioni: prima un destro di poco alto di Eysseric, dopo una bella sponda di Chiesa su invito del “Cholito” Simeone. Quindi è Simeone a farsi anticipare di un soffio da Barreca, con un salvataggio in tackle con la porta spalancata dopo la respinta corta di Sirigu sul sinistro secco e angolato di uno sgusciante Chiesa. Il raddoppio è nell’aria e lo mette a segno proprio Giovanni Simeone: per il “Cholito” si tratta della prima rete al Franchi. Splendida l’azione avviata da un tocco di Eysseric per Benassi che avanza in progressione fino alla tre quarti, scaricando a destra col mancino per Simeone: l’argentino calcia dal limite di prima intenzione, uno spettacolare esterno destro di controbalzo a uscire che s’insacca all’incrocio dei pali (66′). Pioli concede la passerella a Simeone, applaudito da un Franchi in festa, e un buono scampolo di gara a Babacar: il senegalese si fa subito apprezzare per un bel destro, deviato in tuffo da Sirigu; sugli sviluppi dell’azione Eysseric appoggia a Veretout che da sinistra crossa per Chiesa, che si lancia verso il pallone senza arrivarci, forse sbilanciato da una spintarella di Barreca a un metro dalla porta vuota. Il fallo è veniale, anche con l’ausilio del Var, ma l’arbitro Mariani decide per il cartellino rosso a Barreca (74′) e per la concessione del penalty. Stavolta non c’è Théréau e se ne incarica Babacar, freddissimo, che spiazza Sirigu aprendo il destro e insaccando con un tiro rasoterra (75′). Babacar potrebbe regalare a Chiesa la gioia del gol nel giorno del suo ventesimo compleanno, ma sull’imbeccata di Eysseric sceglie il colpo da biliardo con il destro a giro mandando la palla a lambire il palo, quando c’era il compagno libero di segnare nella porta vuota. A parte un altro tiro di Benassi e la girandola delle sostituzioni non succede nient’altro fino al fischio finale di Mariani, accompagnato da cori di simpatia reciproca tra le due tifoserie, gemellate da sempre. Ecco i voti di una gara che rilancia le ambizioni dei viola:

Sportiello 5.5; Laurini 6.5 (78′ Bruno Gaspar 6), Pezzella 6.5, Astori 6, Biraghi 5.5; Benassi 8, Badelj 5.5, Veretout 6; Chiesa 7, Simeone 7 (75′ Babacar 7), Théréau 6.5 (19′ Eysseric 6.5). All. Pioli 6.5

Passeggiata di salute a Benevento

ottobre 22, 2017

La Fiorentina vince e largheggia in quel del Vigorito di Benevento, regolando i padroni di casa allenati dall’esonerando Baroni in virtù di una prova di netta e disarmante superiorità. Un risultato rotondo per i viola di Pioli, che con questo successo in trasferta agganciano Torino e Milan a 13 punti, issandosi in nona posizione (ma davanti ai granata e ai rossoneri in virtù della migliore media reti). I gigliati partono subito bene, dopo aver rintuzzato i primi attacchi delle “streghe” giallorosse: un tiro centrale di Benassi, neutralizzato a terra da Brignoli, e un avventato retropassaggio di Letizia, sono il preludio al gol, che arriva subito dopo un corner spiovente di Biraghi, col mancino dalla destra, che scavalca Brignoli e sbatte sul palo prima di essere allontanato dalla difesa (16′). La Fiorentina preme sull’acceleratore e passa in vantaggio con Benassi, che finalmente si sblocca: torre di Théréau per il “Cholito” Simeone, che controlla, si gira e serve il compagno libero; per Benassi è facile trafiggere Brignoli col piatto destro incrociato, un rasoterra che muore nell’angolino dopo una leggera deviazione del portiere irpino (18′). La Fiorentina tiene il vantaggio e anzi si propone spesso e volentieri in area campana: Théréau palleggia e prova a scodellare per Simeone, ma Brignoli allontana di pugno; poco dopo il “Cholito” si fa respingere la conclusione mancina dall’estremo difensore del Benevento. La risposta delle streghe è tutta nel palo di Cataldi, che centra la base del montante con piatto destro a giro da fuori area a Sportiello battuto (36′). Una punizione alta di Viola è l’ultimo sussulto del primo tempo. Nella ripresa Pioli avvicenda l’acciaccato Simeone con El Khouma Babacar, che dopo un giro di lancette appone la sua firma sul tabellino: Laurini effettua un traversone dalla destra, Veretout sbuca sul secondo palo sul rimbalzo mettendo in mezzo di testa e Babacar insacca al volo da due passi, con un facile tap-in di destro (47′). Dopo un lungo conciliabolo nella stanza del Var Gavillucci concede il gol: Babacar era dietro la linea del pallone al momento della sponda di Veretout. Anche per il senegalese, come per Benassi, si tratta del primo gol stagionale. La Fiorentina può gestire il risultato senza ambasce: anzi, Badelj spreca una buona occasione per arrotondare sparando in curva dopo l’affondo di Chiesa. Un sinistro di Memushaj che sfiora il palo alla destra di Sportiello è l’unica occasione creata dal Benevento, che rischia di capitolare ad ogni ripartenza dei viola: quando Chiesa pesca Babacar con un bel filtrante il senegalese, toccato da Brignoli, conquista il rigore. Con dispetto del Khouma se ne incarica Cyril Théréau, il rigorista designato, che scarica il destro incrociato sotto la traversa spiazzando Brignoli (66′). Per il francese tatuato che esulta come il dottor Spock si tratta di un gol importante per il suo record personale: ha segnato almeno una volta a tutte le squadre della Serie A italiana. IL resto della gara è pura accademia per i viola: Pioli lascia spazio al giovane Lo Faso, che si fa apprezzare per qualche buona giocata e sfiora la traversa con un destro dalla distanza. La difesa viola è attenta e non concede nulla al Benevento, sommerso dai fischi dei propri tifosi. La Fiorentina cammina sul velluto e rischia di segnare ancora in pieno recupero, ma Théréau, servito a tu per tu col portiere, si lascia ipnotizzare da un reattivo Brignoli. Finisce così una gara dominata in lungo e in largo da una buona Fiorentina, che sfrutta i passi falsi di Milan e Torino per rimettersi in carreggiata e tornare dalla parte sinistra della classifica. Ecco i voti:

Sportiello 6; Laurini 7, Pezzella 6.5, Astori 6.5, Biraghi 6.5; Benassi 7, Badelj 6, Veretout 6.5 (82′ Cristòforo sv); Chiesa 7 (71′ Lo Faso 6.5), Simeone 6 (46′ Babacar 7), Théréau 7. All. Pioli 7

La Fiorentina riprende quota grazie a Théréau

ottobre 15, 2017

La doppietta dell’ex attaccante dell’Udinese contro la squadra friulana permette alla Fiorentina di Pioli di tornare alla vittoria dopo quasi un mese e di salire all’undicesimo posto in classifica, a quota 10 punti. Ottimo primo tempo dei viola, che mettono sotto gli uomini di Delneri con una prestazione gagliarda e volitiva, merce rara in questo periodo: la squadra viola spinge soprattutto a sinistra con Biraghi, e Simeone è il terminale offensivo di tutte le azioni. Suo un colpo di testa debole e centrale sulla torre di Benassi, servito con un bel lancio da Veretout: Bizzarri abbranca senza problemi; fuori un altro colpo di testa del “Cholito” sul cross dalla tre quarti sinistra di Biraghi. L’Udinese è attenta e chiude bene gli spazi agli attaccanti di Pioli, salendo bene in occasione del fuorigioco giustamente segnalato dalla terna di Irrati: Astori aveva insaccato al volo sulla punizione di Veretout, dopo essere partito però in posizione di offside (22′). La manovra dei viola si fa sempre più frenetica e imprevedibile, e la difesa friulana non riesce più a tenere le distanze tra i reparti lasciandosi infilare più volte dalle ripartenze dei gigliati. Sulla verticalizzazione mancina di Benassi Théréau scatta sul filo del fuorigioco e approfitta delle praterie alle spalle dei tre centrali avversari per tentare l’aggiramento dell’estremo difensore, portandolo a spasso sul lato destro dell’area di rigore: con la porta semisguarnita, l’attaccante francese sceglie di girarsi e di calciare direttamente in porta col sinistro da posizione molto defilata sulla destra, ma l’intervento sulla linea di Angella, con la complicità del palo, è decisivo (25′). Il gol è nell’aria e arriva poco dopo: cross da destra col sinistro di un ispirato Chiesa, contrasto aereo tra Simeone e Baràk e deviazione sottoporta di Théréau, che insacca con il destro da pochi passi anticipando Bizzarri (28′). La Fiorentina potrebbe raddoppiare due minuti più tardi, ma sull’imbeccata di Benassi “el Cholito” Simeone, scattato sul filo del fuorigioco, è sfortunato a colpire la base del palo con un bel destro in diagonale (30′). A questo punto l’Udinese prende le misure alla Fiorentina e Widmer riesce a chiudere su Théréau, cercato a centro area da un vivace Simeone. L’unico tiro dei bianconeri, per l’occasione in completo giallo, è un destro fiacco e strozzato di Fofana dalla lunga distanza. Al rientro in campo Delneri avvicenda Widmer e Lasagna con Ali Adnan e l’ex viola Ryder Matos. Un destro incrociato dalla distanza di De Paul chiama Sportiello alla prima grande parata dell’incontro: vola a respingere in corner la conclusione insidiosa dell’argentino. La gara si inasprisce e l’arbitro Irrati mette mano al cartellino in più di una circostanza. La Fiorentina però ipoteca il successo grazie alla doppietta di Théréau, che segue gli sviluppi di un’azione personale di Veretout e insacca grazie a un facile tap-in di destro dopo la respinta difettosa e corta di Bizzarri (57′); ottimo il lavoro di Veretout che vince un contrasto sulla tre quarti sinistra, si accentra e lascia partire un destro basso e potente che costringe all’errore il portiere ed è all’origine del gol del compagno. L’Udinese potrebbe riaprire subito la gara ma l’arbitro Irrati fa ricorso al Var e annulla un gol a De Paul, che aveva insaccato a porta vuota, per il fuorigioco di Maxi Lòpez, che gli aveva servito il pallone a tu per tu con Sportiello dopo essere scattato in posizione leggermente avanzata sull’invito di Barak (63′). L’Udinese però il gol lo trova, quando sugli sviluppi di una punizione sulla tre quarti sinistra Barak serve a centro area con il destro Samir Santos, che controlla e risolve in mischia accorciando le distanze con un sinistro basso e angolato (72′). La Fiorentina risponde con Chiesa, che punta Samir Santos e prova il destro da posizione defilata, costringendo Bizzarri a rifugiarsi in angolo. Dopo gli ultimi cambi e qualche minuto di sofferenza la squadra di Pioli riesce a portare a casa un risultato prezioso, che dà ossigeno a una classifica ancora un po’ asfittica. Ecco i voti della gara:

Sportiello 6; Laurini 6, Pezzella 6.5, Astori 6.5, Biraghi 6.5; Benassi 6.5 (76′ Vitor Hugo 6), Badelj 6, Veretout 7; Chiesa 6.5 (79′ Eysseric 6), Simeone 6.5, Théréau 7.5 (83′ Carlos Sànchez sv). All. Pioli 6.5

Vittoria di misura in Albania, Italia testa di serie

ottobre 9, 2017

La gara di Shkoder ha assunto una rilevanza particolare in vista degli spareggi che vedranno impegnata l’Italia. Solo con una vittoria in Albania gli Azzurri possono assicurarsi un piazzamento nel ranking FIFA sufficiente ad evitare l’urna delle avversarie più blasonate durante il sorteggio, e stavolta la squadra di Ventura non affronta l’incontro sottogamba, centrando un successo di misura che consolida il secondo posto nel girone, a quota 23 punti. L’Italia è dunque, nonostante le critiche feroci dell’ultimo mese, tra le migliori seconde in Europa: irraggiungibile la Spagna di Lopetegui, che vince il girone con 5 punti di vantaggio sugli Azzurri. Primo tempo combattuto, con i padroni di casa che danno filo da torcere all’Italia senza però creare pericoli per Buffon, fatta eccezione per le conclusioni dalla distanza: il rasoterra centrale di Hysaj e il destro basso e angolato di Grezda, entrambi parati in due tempi dal capitano azzurro. Dal canto suo l’Italia è un diesel, e ci mette un po’ di tempo a carburare, andando alla conclusione per la prima volta con Immobile, bravo a sfruttare un errore di Veseli sul lancio di Gagliardini e ad impegnare Berisha con un mancino da posizione defilata. L’Albania è tutta nel tiro mancino dalla lunga distanza di Sadiku, disinnescato con sicurezza da Buffon. Nel finale di tempo l’Italia reclama per un fallo di mano in area di Veseli su cross di Eder, ma l’arbitro Moen giustamente lascia correre. Poco dopo Immobile lanciato da Bonucci spara sull’esterno della rete da buona posizione. Nel secondo tempo il canovaccio non cambia: l’Italia è più forte e sfrutta bene le ripartenze sugli esterni; in una di queste circostanze Eder rientra bene sul destro ma calcia alle stelle. L’Albania risponde con un velenoso destro a uscire di Grezda da fuori area, con Buffon costretto a distendersi con un riflesso felino per respingere di pugno. L’Italia intensifica il forcing ma le conclusioni mancine di Eder, centrale, e Parolo, alto, non hanno fortuna. Il gol è nell’aria e arriva grazie all’ennesimo affondo sulla sinistra di Spinazzola, che dopo finta e controfinta scodella morbido in mezzo di sinistro; Candreva è tutto solo sul secondo palo, ed ha tutto il tempo di controllare e incrociare con il destro una bella fiondata di controbalzo indirizzata nell’angolo alto più lontano (73′). E’ il gol partita, anche perché Immobile lanciato in porta nel finale si fa respingere la conclusione da Berisha. L’occasione migliore per l’Albania nasce da una splendida “trivela” di Latifi dalla sinistra, disinnescata in scivolata da un attento Chiellini. Anche Bonucci fa la sua parte e si immola per difendere il prezioso successo, utile per il morale e per il ranking FIFA. E adesso i tradizionali voti:

Buffon 6.5; Darmian 6 (61′ Zappacosta 6), Bonucci 6.5, Chiellini 7, Spinazzola 7; Parolo 6.5, Gagliardini 6; Candreva 7, Immobile 6, Eder 6 (89′ Gabbiadini sv), Insigne 5.5 (90′ El Shaarawy sv). All. Ventura 6.5

Italia ai playoff, ma che tristezza coi macedoni

ottobre 8, 2017

L’Italia rinuncia anzitempo alla possibilità di contendere il primato alla Spagna e dopo una settimana di proclami, infarciti di voglia di riscatto e dell’ottimismo di Ventura, inciampa sulla modesta Macedonia, penultima nel gruppo G: un pareggio mortificante, che lascia gli Azzurri al secondo posto a quota 20 punti, distante ben 5 lunghezze dalle Furie Rosse di Lopetegui. Per fortuna la terza classificata è l’Albania di Panucci, impegnata proprio in casa delle Furie Rosse e troppo distante per rimettere in discussione la corsa al secondo posto. La sconfitta casalinga della Bosnia Erzegovina col Belgio consegna poi agli Azzurri la certezza aritmetica dell’accesso ai playoff, anche se il triste 1 a 1 di Torino con i macedoni di Angelovski significa altre posizioni perse nel sempre più anonimo ranking FIFA. Discreta la prestazione dell’Italia nella prima frazione di gioco: in avvio Immobile manca il pallone in acrobazia sul cross da sinistra di Darmian, quindi scambia stretto con Insigne mettendolo davanti a Dimitrievski, che in uscita bassa gli respinge la conclusione da posizione invidiabile. La risposta della Macedonia è tutta in un rasoterra centrale di Pandev, bravo a liberarsi con un sombrero di Parolo. L’Italia ha una manovra avvolgente ma prevedibile, ed è molto imprecisa alla conclusione: sballate le conclusioni di Gagliardini e Insigne (troppo centrale un suo colpo di testa in tuffo), addirittura inguardabile il tiro di Zappacosta, sbucato alle spalle della difesa macedone sul lancio dalla tre quarti di Insigne: davanti al portiere l’esterno destro del Chelsea, totalmente scoordinato dopo lo stop, ha mandato addirittura il pallone in curva. Alla fine la squadra di Ventura il vantaggio lo trova lo stesso, ma quasi per forza d’inerzia: dopo aver vinto un contrasto aereo sulla trequarti Insigne ha un momento di genialità, servendo Immobile sul filo del fuorigioco con una bella imbucata di prima; l’attaccante della Lazio da sinistra serve al centro Chiellini, libero di infilare Dimitrievski grazie a un tap-in di destro da pochi passi (40′). Paga del vantaggio, l’Italia rientra dagli spogliatoi con un atteggiamento sbagliato e la formazione di Angelovski ne approfitta per intensificare gli sforzi e macinare gioco e occasioni. Un tiro centrale di Spirovski e una combinazione tra il nuovo entrato Trajkovski e Nestorovski fanno capire che il vento è cambiato. Buffon para a terra un colpo di testa di Nestorovski, servito dalla sinistra da Alioski, ma la terna dell’arbitro Thiago Martins ravvisa un fuorigioco. L’Italia ha tirato i remi in barca, e non crea più nulla: è la Macedonia a crederci e dopo un bell’affondo di Trajkovski sulla fascia destra, sventato da Bonucci, ecco il gol che non ti aspetti; Pandev serve nel corridoio proprio Trajkovski che, lanciato in contropiede, si presenta a tu per tu con Buffon infilandolo in diagonale con un destro potente (77′). La reazione dell’Italia non è né rabbiosa né fiacca: semplicemente non c’è. Un rasoterra fuori di un metro del nuovo entrato Bernardeschi è l’unico tiro di un secondo tempo sconcertante. Se l’Italia è quella vista a Torino la qualificazione ai mondiali di Russia 2018 è davvero a rischio, indipendentemente dalla forza dell’avversario che ci toccherà in sorte. Ecco i voti:

Buffon 6; Barzagli 6 (46′ Rugani 5), Bonucci 5, Chiellini 6; Zappacosta 4.5, Parolo 5.5, Gagliardini 5.5 (75′ Cristante 5.5), Darmian 5.5; Verdi 5.5 (64′ Bernardeschi 5.5), Insigne 6; Immobile 5.5. All. Ventura 5

Brutta figura a Verona, il Chievo rimonta e vince

ottobre 2, 2017

La Fiorentina esce malconcia dalla seconda trasferta in meno di un mese al Bentegodi di Verona: stavolta davanti c’è il Chievo di Maran, infarcito di ex gigliati tra cui il fresco ex Tomovic, e la Fiorentina, in completo verde speranza in onore del quartiere di San Giovanni, non riesce a tenere il vantaggio ottenuto nei primi minuti finendo per perdere la gara. Accade spesso agli uomini di Pioli di farsi raggiungere, a testimonianza di un assetto ancora tutto da trovare. La sosta per gli impegni delle nazionali cade a fagiolo: occorre riordinare in fretta le idee in vista delle prossime gare per non buttare via la stagione. Con questa sconfitta la squadra viola resta tristemente al dodicesimo posto, a quota 7 punti, e si avvicina pericolosamente ai bassifondi della classifica. E dire che la squadra di Pioli era partita molto bene: Théréau affonda, rientra e crossa di destro da sinistra, Giovanni Simeone svetta in mezzo all’area di rigore e scavalca Sorrentino grazie a un’incornata a spiovere sotto la traversa (6′). Un bellissimo gol, il secondo del “Cholito” in maglia viola, anch’esso realizzato nei primissimi minuti di gioco allo stadio Bentegodi, un vero talismano per il numero nove argentino. Sull’onda dell’entusiasmo il “Cholito” ci riprova prima di testa e poi di piede dopo una bella progressione, ma gli uomini di Maran finiscono per prendergli le misure. La gara è tattica e le occasioni da gol sono merce rara: sull’esterno della rete un rasoterra insidioso di Inglese, alto un colpo di testa dell’ex viola Gamberini, fiacca un’altra girata di Inglese neutralizzata da Sportiello. La difesa verdegigliata dà un’illusoria impressione di solidità quando si chiude a riccio, ma trova difficoltà ad inaridire la fonte di gioco clivense, ovvero l’ispirato Birsa. Sua l’iniziativa sulla sinistra, conclusa dopo una serie di finte con un cross di destro, che favorisce il pareggio di Lucas Nahuel Castro. Clamoroso il liscio di Biraghi nel tentativo di pulire l’area, col pallone che finisce a Castro, in agguato sul secondo palo; quest’ultimo è svelto a controllare di petto e a calciare sporco, uccellando Sportiello con un sinistro centrale da distanza ravvicinata (25′). La Fiorentina si spegne e soffre quando il Chievo alza il ritmo: alto un colpo di testa di Inglese. Chiesa esce dal campo per un acciacco, ma al suo rientro la Fiorentina ha un rigurgito d’orgoglio, quando Simeone impegna Sorrentino in un gran colpo di reni spizzando la punizione di Veretout; il portiere gialloblu è attento e in seguito neutralizza anche un tiro di Chiesa e un colpo di testa dell’ex clivense Théréau. La Fiorentina soffre la superiorità numerica del Chievo a centrocampo, e al rientro dagli spogliatoi incassa subito il raddoppio, frutto della doppietta personale di Lucas Nahuel Castro: l’ala argentina svetta sul secondo palo per impattare il traversone morbido dalla tre quarti sinistra di Hetemaj, indirizzando il pallone nel sette opposto con una traiettoria spiovente e beffarda che non lascia scampo a Sportiello (47′). Per l’ala destra del Chievo è una serata da ricordare, mentre per i viola, innervositi dall’andamento dell’incontro, è già notte fonda. Non dànno esito i cambi di Pioli, che butta nella mischia Gil Dias, Saponara e Babacar. Dopo un paio di tentativi in mischia di Simeone e Biraghi, murati, e un botta e risposta tra Inglese (parata centrale di Sportiello) e Badelj (alto), la Fiorentina va comunque vicina al pareggio con un traversone del terzino portoghese, sfiorato da Pezzella e Badelj quel tanto che basta per mettere fuori causa il “Cholito”. La Fiorentina è arruffona e Badelj sbaglia ancora, calciando sciaguratamente alto sull’invito di Bruno Gaspar, mentre Chiesa, con il ginocchio fasciato, assiste sconsolato al resto della gara dalla panchina. Le conclusioni sballate di Veretout, deviata, e di Bruno Gaspar non fanno neanche il solletico alla difesa clivense; i gialloblu rispondono con un sinistro centrale di controbalzo da parte di Birsa e con un tentativo di Hetemaj. Le schermaglie si susseguono senza particolari sussulti fino al fischio finale di Giacomelli. Deludente anche il forcing finale dei viola: prima con un tiro alto di Badelj, poi con un’indecisione di Sorrentino che scatena una mischia, e infine con le conclusioni altissime di Babacar, sul servizio di Gil Dias, e Biraghi, che nel vano intento di farsi perdonare l’erroraccio del primo tempo si perde in una sagra degli orrori costituita da tiri in fallo laterale e palloni persi. Lucas Castro prova addirittura a beffare Sportiello con una conclusione dalla lunghissima distanza, ma la sua tripletta sarebbe stata davvero troppo, anche per questa Fiorentina brutta e rabberciata, che merita una bocciatura in tronco:

Sportiello 5.5; Bruno Gaspar 5.5, Pezzella 5.5, Astori 5.5, Biraghi 4; Badelj 5, Veretout 5.5, Benassi 5 (77′ Babacar 5.5); Chiesa 5.5 (52′ Gil Dias 6), Simeone 7, Théréau 6 (56′ Saponara 5.5). All. Pioli 5