Se l’Under 21 va lasciala andare

giugno 20, 2017

Andiamo per ordine: la Fiorentina Primavera perde la finale scudetto con l’Inter per 2 a 1. In semifinale la squadra di Guidi aveva realizzato l’exploit di battere ai rigori la Juventus, complice un rigore di Sottil al 92′ che aveva consentito ai viola di riacciuffare i bianconeri di Fabio Grosso, andati in vantaggio al 37′ con Clemenza. Dal dischetto i ragazzi di Guidi si erano dimostrati infallibili, coi centri di Sottil, Mosti, Castrovilli e Gori; dall’altra parte i pari età bianconeri avevano segnato solo con Zeqiri e Rogerio, trasformazioni intervallate dalla parata di Cerofolini su Leris. Decisivo il quarto rigore degli juventini, con Kean che indirizzava un ridicolo cucchiaio tra le braccia di Cerofolini per la gioia dei tifosi accorsi al Mapei Stadium. In precedenza, ai quarti di finale, la Fiorentina aveva piegato di misura l’Atalanta grazie al gol di Mlakar (45′). Purtroppo però la finale ha detto male ai viola, con i nerazzurri di Vecchi più prestanti fisicamente e più bravi a sfruttare le occasioni create. I colpi di testa di Vanheusden al 18′ e di Pinamonti al 67′ indirizzano irrimediabilmente la gara verso il trionfo dell’Inter; inutile il rigore trasformato da Sottil al 76′. Finisce con l’amaro in bocca una grande stagione per la Primavera viola. Doppietta invece per la Fiorentina Women’s di Sauro Fattori, che vince anche la Coppa Italia battendo 1 a 0 il Brescia in una gara emozionante grazie al gol di Guagni al 5′ (uno splendido pallonetto da posizione defilata, su assist al bacio di Bonetti).

Cinquina al Liechtenstein ma la Spagna è davanti

giugno 11, 2017

Alla Dacia Arena di Udine l’Italia fa fatica per un tempo e paga la voglia di strafare, vincendo con “solo” cinque gol di scarto contro il Liechtenstein di Pauritsch. La squadra di Ventura convince e accorcia le distanze limando la differenza reti, ma la contemporanea vittoria della Spagna in Macedonia per 1 a 2 lascia gli Azzurri in seconda posizione nel gruppo G, nonostante i 16 punti a parimerito con gli spagnoli. Ineguagliabili le goleade della Spagna, tra cui decisiva proprio quella al Liechtenstein (ben 8 reti a 0) che regala agli iberici una differenza reti di +18, contro i +14 dell’Italia. L’Italia la sua parte la fa in pieno, ma è la terna dell’arbitro scozzese Clancy a penalizzare subito gli azzurri: pronti via Insigne pesca Candreva con un lancio millimetrico, l’interista si coordina e segna al volo di sinistro con una bomba sotto la traversa; tutto fermo per un fuorigioco segnalato a Candreva, che era però in linea con l’ultimo difensore (2′). Un errore arbitrale che pesa molto, anche perché il primo gol fatica ad arrivare. L’Italia ci riprova con una girata di Immobile, facile preda di Jehle; gli azzurri manovrano nella tre quarti avversari facendo un giro palla forsennato, ma il nervosismo la fa da padrone e gli errori si susseguono soprattutto in fase di ultimo passaggio. Fuori misura le conclusioni di Insigne, Spinazzola e Immobile, che arriva in ritardo di un soffio sull’assist dalla destra di Candreva; l’intesa tra i due non è pefetta, come quando si disturbano per controllare il pallone facendo sfumare l’ennesima trama azzurra. Anzi, alla mezz’ora potrebbe segnare addirittura il Liechtenstein ma il tiro da trenta metri di Polverino finisce a lato. Dopo un paio di tentativi di Insigne e Candreva, con Jehle che risponde in due tempi, l’Italia riesce finalmente a segnare il sospirato gol del vantaggio: Spinazzola appoggia al centro dalla sinistra, Insigne spalle alla porta si alza il pallone, controlla di petto e in mezza girata con il destro trova l’incrocio dei pali opposto; la palla picchia nel palo interno e gonfia la rete mandando in estasi il pubblico di Udine (35′). Il primo tempo finisce con il forcing azzurro: un tiro alto di Immobile, che subito dopo viene imbeccato alla perfezione da Insigne, ma si fa deviare fuori la conclusione mancina a tu per tu con Jehle. Parato il tiro di Chiellini, fuori l’ultima conclusione del primo tempo da parte di Candreva. Nel secondo tempo l’Italia riparte convinta e dopo un paio di affondi sulle fasce passa per le vie centrali: Insigne serve Belotti sul filo del fuorigioco e “il Gallo” insacca, aprendo il piatto destro e mettendo la palla nell’angolo più lontano, a mezz’altezza (52′). Poco dopo un altro momento sfortunato nella serataccia di Immobile: per la verità bello il rasoterra di prima intenzione del centravanti della Lazio, servito dalla destra da Candreva, ma il suo destro colpisce la base del palo e viene acciuffato da Jehle (54′). Immobile è in debito di ossigeno e sbaglia un altro controllo; Ventura pensa alla sostituzione e intanto butta nella mischia Bernardeschi per Candreva. Sulla respinta di Jehle sul destro di Insigne Belotti è il più lesto di tutti e viene atterrato in area dal portiere; purtroppo la terna di Clancy vede ancora un fuorigioco inesistente del “Gallo” e invece di concedere il rigore ferma il gioco (66′). L’uscita dal campo di Immobile per Eder fortunatamente segna la svolta, anche se c’è tempo per un altro gol annullato all’Italia: Bernardeschi serve Belotti che invece di tirare appoggia al centro per Eder, che insacca da due passi; purtroppo era avanti di qualche centimetro rispetto alla linea del pallone (72′). L’Italia ha il merito di non demordere e alla fine raccoglie il giusto premio per la bella prestazione: Eder serve Belotti di prima intenzione, “il Gallo” affonda a destra e crossa al centro per Eder, che chiude il triangolo segnando di destro al volo, in spaccata, davanti alla porta vuota (74′). E’ il gol che scatena la festa e dà la carica agli azzurri, che continuano a spingere alla ricerca del quarto e del quinto gol. Un tentativo dalla distanza di Bernardeschi, deviato in corner da Jehle, è il preludio al primo gol in azzurro dell’attaccante della Fiorentina. Chiellini lo serve da sinistra al limite dell’area, Bernardeschi controlla ed esplode un sinistro basso e potente che inganna Jehle, capace solo di deviare il pallone destinato nell’angolino basso (83′). Il finale è tutto dell’Italia, con Insigne che serve l’inesauribile Spinazzola nel corridoio di sinistra, con quest’ultimo che di sinistro appoggia al centro per il nuovo entrato Gabbiadini, bravo a finalizzare grazie a un tocco ravvicinato sul primo palo col piede preferito (91′). Nel recupero uscita provvidenziale di Buffon e ultima chance per Eder, che si gira col sinistro trovando i guantoni di Jehle. La goleada storica non è arrivata, ma si tratta comunque di una buona prestazione per l’Italia, che chiude in crescendo e rimanda alla supersfida del Bernabeu contro la Spagna, a settembre, il difficile discorso qualificazione. Ecco i voti:

Buffon 6; Darmian 6, Barzagli 6.5, Chiellini 6.5, Spinazzola 7; Candreva 6.5 (60′ Bernardeschi 7), De Rossi 6, Pellegrini 6.5, Insigne 8; Belotti 7.5 (75′ Gabbiadini 6.5), Immobile 6 (67′ Eder 7). All. Ventura 7.5

Intanto terzo posto per la nazionale under 20 di Chicco Evani ai mondiali di categoria in Corea del Sud, miglior risultato di sempre per l’Italia. Mentre gli inglesi vanno a vincere il titolo battendo di misura il Venezuela (con gol di Calvert-Lewin (35′) e rigore parato da Woodman alla stella della “vinotinto” Penaranda), l’Italia non va oltre il pareggio ad occhiali contro l’Uruguay nel corso dei tempi regolamentari e supplementari: per la verità il migliore in campo è il portiere di riserva, Alessandro Plizzari, che durante la sequenza finale dei rigori, decretata dal fischio finale dell’arbitro César Ramos, si tuffa sulla propria sinistra neutralizzando il secondo e il terzo rigore della “Celeste”, calciati in fotocopia, col sinistro basso e incrociato, da Rodrigo Amaral e Juan Boselli. In precedenza per l’Uruguay di Fabian Coito dal dischetto aveva segnato solo Federico Valverde. Impeccabili invece i quattro tiratori azzurri: Luca Vido, Riccardo Marchizza, Rolando Mandragora con un sinistro basso e incrociato e Giuseppe Panico con il rigore finale, calciato spiazzando il portiere uruguagio Mele con un forte tiro di destro. La sequenza finisce 4 a 1 e l’Italia può meritatamente festeggiare in quel di Suwon un magnifico campionato del mondo, che vede Riccardo Orsolini capocannoniere assoluto con 5 reti.

 

Bene con la Celeste, finito il sogno dell’under-20

giugno 9, 2017

La nazionale maggiore allenata da Giampiero Ventura batte l’Uruguay di Oscar Tabarez per 3 a 0 in amichevole, a Nizza. Sei titoli iridati in due, le due nobili decadute non offrono un grandissimo spettacolo per la verità. E non è certo colpa degli Azzurri, bravi a spezzare sul nascere tutte le trame avversarie e a mantenere gli equilibri, difendendo il vantaggio ottenuto nei primissimi minuti grazie all’autorete di Giménez, troppo frettoloso nella chiusura su Belotti, servito splendidamente da un lancio millimetrico di Insigne: sullo stop di petto dell’attaccante granata il difensore dell’Atlético Madrid spara il pallone nel sette della porta difesa da un incredulo Muslera (7′). L’Italia, che si era già affacciata in avanti con un destro centrale di Insigne, sfrutta l’intraprendenza di Candreva e Spinazzola sulle fasce e la mobilità di Belotti, che impegna Muslera in diagonale. Fuori anche un tiro al volo di Insigne e un destro alto di Candreva in chiusura di tempo: in precedenza da segnalare solo l’infortunio occorso a Marchisio, davvero sfortunato in questa stagione, e la sostituzione col redivivo Montolivo, innocuo al tiro. Nel secondo tempo un Uruguay sperimentale dà fondo alle residue energie e trova il gol, annullato dall’arbitro Turpin per un presunto fallo di Càceres su Montolivo al momento del poderoso stacco con cui il difensore aveva beffato Donnarumma sugli sviluppi di una punizione dalla destra di Maxi Pereira (59′). L’ingresso di Eder, Bernardeschi, El Shaarawy e Gabbiadini porta forze fresche e idee agli azzurri. Il romanista è pericolosissimo in contropiede ma Muslera si supera per deviarne in corner il destro basso e angolato; in precedenza un’occasione per Eder, che mette sul fondo di testa il preciso cross dalla sinistra di Spinazzola con il destro. Altissimo invece un tentativo da fuori area di Bernardeschi. Insomma, è una bella nazionale che trova giustamente il raddoppio nei minuti finali: Muslera esce e si disturba con Coates al momento di chiudere su Gabbiadini, lanciato lungo da Montolivo; l’attaccante del Napoli può recuperare il pallone all’altezza del vertice destro dell’area di rigore e indirizzare sul secondo palo un tiro cross col mancino che Eder riesce a deviare di testa nell’angolo della porta sguarnita (83′). L’Italia arrotonda il punteggio a tempo scaduto: El Shaarawy va via a Giménez che lo stende e l’arbitro Turpin indica il dischetto; De Rossi incrocia con il destro e firma il 21esimo gol in azzurro, staccando Paolo Rossi (92′). Ecco i voti della gara:

Donnarumma 6; Darmian 6.5, Barzagli 6.5 (78′ Chiellini 6), Bonucci 6.5, Spinazzola 7; Candreva 6 (58′ Bernardeschi 5.5), Marchisio 6 (18′ Montolivo 6), De Rossi 6.5, Insigne 6.5 (64′ El Shaarawy 6.5); Belotti 6 (46′ Eder 6.5), Immobile 5.5 (82′ Gabbiadini 6). All. Ventura 7

Finisce in semifinale il sogno degli Under 20 di Chicco Evani di alzare la coppa del mondo. Eppure ai quarti di finale gli azzurrini erano riusciti in un’autentica impresa, rovesciando l’esito della qualificazione rimontando due gol allo Zambia in inferiorità numerica. Gara eroica, quella di Suwon, che evidentemente ha tolto energie psicofisiche alla squadra per la semifinale con l’Inghilterra. Ma andiamo con ordine: l’ottima squadra dello Zambia, allenata da Beston Chambeshi, dimostra una netta superiorità nella prima frazione di gioco, passando subito in vantaggio grazie a un tocco sotto in diagonale di Daka, imbeccato da Banda a tu per tu con Zaccagno (4′). Per un fallo da ultimo uomo di Pezzella su Chilufya, l’arbitro Zambrano espelle l’azzurro ma, consultata la VAR, ritorna sulla decisione di concedere il calcio di rigore: il fallo era cominciato fuori dall’area (43′). L’Italia non si arrende e pareggia grazie a un bel colpo di testa di Orsolini, sbucato sul secondo palo a raccogliere il millimetrico cross a rientrare di Panico dalla sinistra (50′). Nel finale di gara lo Zambia sembrava ipotecare il successo e concretizzare finalmente la superiorità numerica quando Fashion Sakala fulminava Zaccagno con un bel tiro di destro all’incrocio dei pali (84′). Ma l’innesto di Dimarco si rivela decisivo: il terzino sinistro pennella alle spalle di Banda una magnifica punizione mancina che scavalca la barriera e muore al sette (88′). Si va ai supplementari e l’Italia vince contro ogni pronostico, perché lo Zambia spreca ancora con Kalunga da posizione defilata, mentre Vido, altra mossa vincente di Evani, inzucca in rete il pallone della vittoria svettando sul corner da sinistra di Dimarco (111′). In semifinale a Jeonju l’Italia affronta la temibile Inghilterra di Paul Simpson. La partenza degli azzurrini è fantastica, grazie alla combinazione tra Favilli e Orsolini che consente a quest’ultimo di infilare il portiere Woodman con un bel sinistro a giro di prima intenzione (2′). L’Italia purtroppo commette l’errore di chiudersi e dopo alcuni errori di mira dell’Inghilterra, nervosa e imprecisa, capitola nel finale di gara subendo la rimonta degli avversari. Evidente la responsabilità di Zaccagno, la cui presa in uscita è difettosa sul cross da destra di Ojo, con Dominic Solanke in agguato per il tap-in al volo nella porta sguarnita (66′). L’Italia si disunisce e il viola Scalera difende malissimo sul cross di Ojo per Calvert-Lewin; sulla ribattuta Lookman può schiaffarla in rete da pochi passi (77′). Per l’Italia è notte fonda e alla fine arriva anche la doppietta di Solanke, con un destro basso dal limite, tutt’altro che irresistibile, che Zaccagno riesce soltanto a toccare (88′). Il fischio finale di Mateu Lahoz condanna l’Italia alla finale per il terzo posto con l’Uruguay di Fabian Coito.

Brilla la Giovine Italia: goleada a San Marino

giugno 2, 2017

In amichevole, al Castellani di Empoli, l’Italia dei giovani travolge San Marino: tantissimi i ragazzi all’esordio con la maglia azzurra (tra cui Federico Chiesa), che sfruttano questo facile test per mettersi in mostra, alla ricerca della definitiva consacrazione. Avvio aggressivo dell’Italia di Ventura, che spinge alla ricerca del vantaggio: deviata una conclusione in mischia di Lapadula, fuori un colpo di testa di Baselli e una girata mancina di Petagna. Il gol è nell’aria e non tarda ad arrivare sull’asse Conti-Lapadula: l’esterno destro dell’Atalanta crossa al centro dalla destra e l’attaccante di scorta del Milan inzucca in rete da pochi passi anticipando difensore e portiere (10′). Tre minuti dopo la prima rete azzurra di Lapadula l’Italia raddoppia grazie a un colpo di testa di Gian Marco Ferrari, bravo a sovrastare Cevoli e a schiacciare in rete sul corner spiovente di Chiesa, col destro da sinistra (13′). Da una triangolazione tra Lapadula e Petagna nasce l’azione che porta al terzo gol: l’attaccante del Milan affonda sulla sinistra e rimette in mezzo, flipper davanti alla porta tra Cevoli e Biordi e tap-in vincente di Petagna, di sinistro da un metro (16′). L’Italia è scatenata e Lapadula ne approfitta per firmare la doppietta personale, con uno scavino morbido di sinistro sull’uscita di Benedettini; il tutto nasce da un’imbeccata centrale di Berardi, bravo a verticalizzare di sinistro per l’attaccante rossonero (19′). Benedettini però è piuttosto attento nelle uscite, e disinnesca alcuni potenziali pericoli per la retroguardia della nazionale di San Marino, allenata da Manzaroli. Una sforbiciata alta di Lapadula e un destro di Chiesa, deviato in corner da Benedettini, chiudono un primo tempo a senso unico per gli azzurri. Pronti via, nel secondo tempo l’Italia dà corpo alla goleada. Prima è Caldara a sbucare alle spalle della difesa in linea di San Marino, sfruttando l’assist dalla destra di Conti per impallinare Simoncini, subentrato tra i pali a Benedettini, grazie a un destro preciso sul primo palo (48′). Per l’atalantino si tratta di esordio da titolare condito dal primo gol in azzurro, un sogno proprio come per Ferrari, Petagna e Lapadula. Il sesto gol porta ancora la firma di Lapadula, autore di una tripletta: sulla verticalizzazione di Andrea Conti (al terzo assist della serata) l’attaccante del Milan fa fuori gli avversari rientrando sul sinistro, e poi beffa il portiere grazie a un pallonetto morbido col mancino (50′). Lapadula colpisce anche una traversa ma è fermato per fuorigioco dall’arbitro svizzero Schaerer (54′). Partecipa alla festa anche Politano: l’ala del Sassuolo raccoglie la respinta corta di Cevoli sull’incursione di Lapadula inventandosi uno splendido pallonetto dal vertice destro dell’area di rigore, un sinistro spiovente che muore nel sette opposto beffando il portiere, incolpevole (57′). L’Italia continua ad attaccare e va vicino al gol anche con Chiesa, ma il sinistro del giocatore viola è sull’esterno della rete. L’ultima segnatura è un’autorete del nuovo entrato Bonini, sfortunato nella chiusura della linea di passaggio; infila il primo palo della propria porta sull’assist al centro col sinistro di Politano, servito in verticale sulla sinistra da Cataldi (64′). L’Italia gestisce il pallone creando qualche altro grattacapo alla difesa di San Marino, ma il nuovo entrato Falcinelli angola troppo la conclusione, e la conclusione di Pellegrini viene deviata sul fondo; alta anche la punizione di Cataldi. Nei minuti finali grande chance per il nuovo entrato Caprari, che in allungo con l’esterno destro chiama Simoncini alla deviazione in angolo; poco dopo Falcinelli si divora il gol del nove a zero sparando alto sull’ottimo invito dalla sinistra del nuovo entrato Biraghi; di Falcinelli anche l’ultimo tiro, respinto ancora una volta da Simoncini. Ecco i voti di un’amichevole che ha dato segnali davvero molto confortanti per l’avvenire del movimento calcistico italiano:

Scuffet 6; Conti 8 (70′ Biraghi 6.5), Caldara 7.5, G. Ferrari 7.5, D’Ambrosio 6.5; Berardi 6.5 (46′ Politano 7.5), Gagliardini 6.5 (46′ Cataldi 6.5), Baselli 6.5 (46′ Pellegrini 6.5), Chiesa 6.5; Petagna 7 (46′ Falcinelli 5.5), Lapadula 8.5 (61′ Caprari 6.5). All. Ventura 7

Nel frattempo l’Italia Under 20 si qualifica per i quarti di finale del mondiale di categoria in Corea del Sud. La squadra allenata da Alberico Evani perde la gara d’esordio con l’Uruguay di Fabian Coito, decisa da una micidiale punizione al sette di Rodrigo Amaral con il mancino (76′). Protagonista anche il viola Scalera, che trattiene Joaquin Ardaiz in area di rigore: consultata la VAR (video assistant referee, al debutto in questa competizione), l’arbitro Walter Lopez concede il penalty, ma Zaccagno ipnotizza Nicolas de la Cruz bloccando a terra il rigore basso e centrale dell’uruguagio (43′). Gli azzurrini di Evani ritornano in piena corsa per la qualificazione battendo 2 a 0 il Sud Africa di Thabo Senong nella seconda gara del girone B, sempre a Suwon. Decisivo il calcio di rigore conquistato da Orsolini, atterrato in area da Meyiwa; lo stesso Orsolini spiazza Mpoto spalancando il piatto sinistro e insaccando a mezz’altezza (23′). Il raddoppio porta la firma di Favilli, bravo a svettare su tutti andando a raccogliere la rimessa laterale a catapulta di Scalera dalla destra, schiacciando la palla sulla faccia interna del palo opposto e quindi in rete (57′). Zaccagno fa buona guardia e gli azzurri arrivano all’ultima gara del girone, a Cheonan contro il Giappone di Atsushi Uchiyama, con due risultati su tre a disposizione. Il 2 a 2 finale è frutto della rimonta dei nipponici, subito sotto di due reti in virtù dell’uno due Orsolini-Panico. In avvio, Orsolini insaccava al volo di destro sul cross mancino di Favilli (3′); subito dopo Cassata batteva in fretta una punizione inventandosi un assist morbido per Panico, bravo a trafiggere Kojima grazie a un diagonale di destro di prima intenzione (7′). La risposta del Giappone era tutta nei piedi di Doan, bravo a sfiorare in spaccata col sinistro il tiro cross di Endo, ingannando irrimediabilmente Zaccagno (22′). Lo stesso Doan, servito da Ichimaru, s’incuneava in dribbling tra le belle statuine della retroguardia azzurra e infilava ancora Zaccagno anticipandolo grazie a un tocco delicato col sinistro (50′). Con 4 punti l’Italia passa come seconda nel girone D: agli ottavi di finale incontra e supera col punteggio di 2 a 1 la temibile Francia di Ludovic Batelli. A Cheonan gli azzurri passano subito in vantaggio grazie al solito Orsolini, che insacca al volo in splendida coordinazione sul cross dalla sinistra di Pezzella: nulla da fare per Lafont sul suo sinistro basso e radente (27′). La Francia pareggia con Jean-Kevin Augustin, che trasforma il penalty accordato dall’arbitro Marciniak per un fallo in area di Coppolaro su Amine Harit: conclusione bassa e centrale da parte del giocatore del PSG, che trafigge Zaccagno (37′). Il raddoppio degli Azzurrini di Evani regala il pass per i quarti: Scalera rimette lungo per Favilli che guadagna il fondo sulla destra e crossa al centro per l’accorrente Panico: suo il colpo di testa della vittoria (53′). Inutili gli assalti dei transalpini nel secondo tempo, disinnescati dall’imprecisione e dalla fretta, oltre che da un ottimo Zaccagno. Ai quarti l’Italia affronterà lo Zambia.

Triste pari col Pescara, voltiamo pagina

giugno 2, 2017

L’ultima di campionato tra Fiorentina e Pescara è poco più di un’amichevole, ma delude il fatto che neanche l’ultimo atto di una stagione a luci ed ombre si sia chiuso con una soddisfazione. Troppi i problemi evidenziati da una difesa gigliata ballerina e improvvisata, che ha compromesso il cammino verso l’Europa proprio contro le medio-piccole, regalando dieci punti nelle ultime sette partite. Troppi per ambire al sesto o al settimo posto, conquistati rispettivamente da Milan e Inter. La Fiorentina è costretta ad accontentarsi dell’ottavo posto a quota 60 punti, registrando un deficit di 4 punti e tre posizioni rispetto alla scorsa stagione. Per Paulo Sousa è un addio, condito dai rimpianti per la gestione della squadra da parte del tecnico portoghese: le premesse sembravano ben altre. Il 2 a 2 col Pescara di Zeman, autentica bestia nera della Fiorentina, è maturato dopo un tempo, il primo, letteralmente regalato alla squadra abruzzese, fanalino di coda del campionato e retrocessa da tempo. La difesa viola, un’autentica “banda del buco” in questa stagione, ci metteva poco a prendere gol, incassando subito su una veloce ripartenza biancazzurra. Ad aprire le marcature era Caprari, che dopo aver ricevuto da Verre all’altezza del vertice sinistro dell’area di rigore, rientrava sul destro con una finta e batteva Dragowski, alla prima presenza in Serie A, con un tiro a mezz’altezza sul secondo palo che Astori non riusciva a togliere dalla porta (15′). La reazione della Fiorentina si esaurisce in un destro al volo di Mati Vecino, respinto in tuffo da Fiorillo, e in un destro svirgolato di Chiesa, che nell’arco di un minuto riesce a farsi ammonire due volte dall’arbitro Martinelli: prima per aver scaraventato via il pallone dopo essere stato fermato per un fallo quando era lanciato in contropiede, e poi per un ingenuo fallo da dietro su Caprari (38′); rimasta in dieci la Fiorentina chiude il primo tempo sotto di un gol e di un uomo. Nell’intervallo Paulo Sousa non effettua cambi e regala l’ultimo applauso del Franchi a Bernardeschi e Gonzalo Rodrìguez (all’ultima presenza in maglia viola in quanto scaricato dalla società, come rivelato in un’amara conferenza stampa d’addio): al loro posto Ianis Hagi e Maxi Olivera. Prima di uscire il capitano argentino della Fiorentina faceva a tempo a deviare un tentativo insidioso di Caprari; poco dopo era Hagi jr a provarci su punizione, ma Fiorillo attento si rifugiava in corner. Il Pescara a questo punto trovava il raddoppio, con Bahebeck abile a sfruttare la verticalizzazione di Caprari e a battere Dragowski grazie a un destro incrociato a mezz’altezza (65′). La reazione d’orgoglio della Fiorentina non si fa attendere, e dopo neanche un giro di lancette i viola accorciano subito le distanze grazie a Saponara, bravo a insaccare un “rigore in movimento” con un piatto destro a mezz’altezza sul primo palo, sfruttando l’assist fornitogli da Babacar, abile nell’addomesticare e lavorare un buon pallone, porgendoglielo col destro dal lato sinistro dell’area di rigore (66′). Poco dopo lo stesso Saponara non sfruttava un tacco di Babacar, servito dalla destra dal nuovo entrato Tello, facendosi ipnotizzare da Fiorillo in uscita; sulla ribattuta il centrocampista proveniente dall’Empoli si faceva chiudere lo specchio della porta da Zampano. In extremis, e con un uomo in meno, la squadra di Paulo Sousa trovava l’ultimo gol della stagione 2016-17, quello che fissava il punteggio sul definitivo 2 a 2: Borja Valero dalla tre quarti sinistra serviva ai trenta metri il liberissimo Mati Vecino, che aveva tutto il tempo di controllare la sfera e caricare un destro potente e velenoso che trafiggeva Fiorillo infilandosi nell’angolo alto alla sua sinistra (85′). Ecco i voti della gara che chiude una stagione deludente, che vede la Fiorentina buttare via troppi punti, fallendo dopo quattro anni la qualificazione alle coppe europee:

Dragowski 5.5; Tomovic 5, Gonzalo Rodrìguez 6 (60′ Maxi Olivera 6), Astori 5.5, Carlos Salcedo 5.5; Mati Vecino 7, Cristòforo 5 (68′ Tello 6); Chiesa 4.5, Saponara 6, Bernardeschi 5.5 (55′ Ianis Hagi 6); Babacar 6. All. Paulo Sousa 5.5

Vedi Napoli e muori: il capolinea dei sogni

maggio 21, 2017

La Fiorentina di Paulo Sousa capitola al San Paolo contro il Napoli di Sarri, nettamente superiore in ogni momento della partita. Il largo punteggio ad appannaggio degli azzurri spoglia la Fiorentina delle residue speranze di Europa League, relegandola alla coabitazione con l’Inter in ottava posizione a 59 punti, con i nerazzurri in vantaggio negli scontri diretti e nella differenza reti. La delusione per un sogno europeo che svanisce assume i connotati della rassegnazione sul volto di Paulo Sousa già nei primi minuti della sfida: Callejòn pennella a centro area un corner dalla sinistra, Zielinski svetta di testa chiamando Tatarusanu alla respinta corta e Koulibaly è lesto ad anticipare tutti per il tap-in vincente con il destro (8′). La Fiorentina, in formazione rimaneggiata per le assenze pesanti di Carlos Sànchez, Astori e Borja Valero, fatica a imbastire un’azione d’attacco, risultando lenta e prevedibile nella manovra. Il Napoli è fulminante nelle ripartenze e prova ad approfittarne in un paio di circostanze con lo scatenato Mertens: nella prima circostanza il belga servito a tu per tu con Tatarusanu da un’imbeccata di Jorginho, scarta a sinistra l’estremo difensore ma per fortuna spedisce il pallone sull’esterno della rete da posizione defilata. Mertens, a caccia di reti per la classifica cannonieri, ci riprova poco più tardi con un destro a giro dal limite dell’area che si infrange sull’esterno del palo non lontano dall’incrocio (25′). Non producono altro che uno spavento anche l’affondo sulla destra di Hysaj, imbeccato da Callejòn, e il destro da fuori di Insigne, di poco fuori bersaglio. La Fiorentina si affaccia dalle parti di Reina solo alla mezz’ora di gioco, quando Ilicic converge dalla destra e scarica un sinistro velenoso dal limite che costringe il portiere spagnolo a distendersi sulla propria destra deviando in angolo. L’inerzia della gara purtroppo non cambia e il Napoli trova presto il raddoppio: in un contrasto con Zielinski Cristòforo perde una palla sanguinosa nella propria metà campo, con Callejòn che appoggia a Mertens che subito scarica a sinistra per il liberissimo Insigne, freddo nell’infilare il primo palo alla destra di un incolpevole Tatarusanu con un destro rasoterra di prima intenzione (36′). Lo “scugnizzo” col numero 24 si conferma un’autentica bestia nera per gli uomini di Paulo Sousa. Il primo tempo si chiude con i partenopei in assoluto controllo della situazione. I viola, per l’occasione in completo aragosta, rientrano dagli spogliatoi leggermente più convinti, con Bernardeschi che prova ad inventare qualcosa sulla corsia di destra; la sensazione è che Paulo Sousa decida di rischiare tutto e si gioca due cambi, inserendo Babacar e Tello per Maxi Olivera e Cristòforo. Purtroppo il Napoli trova subito il terzo gol, rendendo vane le speranze della Fiorentina: Callejòn pennella sul primo palo un corner dalla sinistra, Insigne spizza all’altezza del primo palo e la sfera si impenna dopo un rimbalzo su Gonzalo Rodrìguez; il centrale argentino si dimentica di Mertens, Tatarusanu prova a respingere di pugno ma esce a farfalle e manca il pallone, il bomber belga non crede alla sua buona stella e ringrazia, coordinandosi per il tap-in vincente grazie a un destro di controbalzo davanti alla porta sguarnita (57′). Il caos difensivo in occasione di questo gol ben riassume i problemi del reparto arretrato che la squadra ha affrontato nell’arco dell’intera stagione. La Fiorentina ha però un rigurgito di orgoglio, trovando il gol della bandiera allo scoccare dell’ora di gioco: Tello lascia sul posto Hysaj e affonda a sinistra, mettendo in mezzo un pallone basso su cui Bernardeschi non arriva; in agguato c’è Ilicic, che prende in controtempo Reina grazie a un piatto sinistro rasoterra di prima intenzione dal limite dell’area (60′). La Fiorentina ci prova con la forza della disperazione, ma il sinistro di Bernardeschi sibila accanto al palo. Poco dopo un’altra conclusione di Bernardeschi, deviata e molto insidiosa, viene deviata in tuffo da Reina. Il Napoli però ha ancora in serbo il colpo del ko definitivo, firmando il 4 a 1 al termine di un’azione d’attacco spettacolare: Insigne serve Mertens che si beve Gonzalo Rodrìguez con un tunnel, smarca Hamsik al limite dell’area con un passaggio no-look e va a raccogliere la respinta corta di Tatarusanu sul destro rasoterra dello slovacco, infilando lo spicchio di porta sguarnita grazie a un comodo tap-in di destro (65′). La Fiorentina si arrende ai colpi di calcio champagne degli azzurri. L’attaccante belga sale a quota 27 reti in 34 partite, coronando la sua stagione con la standing ovation del San Paolo al momento della sostituzione da parte di Sarri. La Fiorentina ci prova con un tiro fuori bersaglio di Ilicic e con la grande occasione di Babacar, servito da Bernardeschi sul filo del fuorigioco: l’attaccante senegalese si presenta davanti a Reina che lo ipnotizza deviandone in corner il destro poco convinto. E’ l’ultima chance per i viola, che rischiano di subire la “manita” in contropiede: per fortuna il cross basso di Insigne è troppo lungo per tutti. Al fischio finale di Rizzoli, forse all’ultimo arbitraggio in Serie A, la Fiorentina esce dal campo a capo chino. La delusione di Paulo Sousa e Corvino al termine della gara è palpabile: le strade del tecnico portoghese e della società gigliata sono destinate a dividersi. In pole position per la panchina al momento c’è Stefano Pioli. Ecco i tradizionali voti del dopo gara:

Tatarusanu 4.5; Tomovic 5, Gonzalo Rodrìguez 4, De Maio 5.5, Maxi Olivera 5 (54′ Babacar 5); Mati Vecino 5, Badelj 5, Cristòforo 4.5 (54′ Tello 6); Ilicic 6, Bernardeschi 6; Kalinic 5 (81′ Saponara sv). All. Paulo Sousa 5

Vittoria in rimonta sulla Lazio, Milan più vicino

maggio 13, 2017

La Fiorentina riprende la marcia battendo in casa la Lazio di Simone Inzaghi, in formazione rimaneggiata in vista della finale di Coppa Italia con la Juventus. La squadra di Paulo Sousa, criticato assieme ai dirigenti da un pubblico viola inferocito per le ultime brutte prestazioni in trasferta, vince 3 a 2 e sale al settimo posto a quota 59 punti, lasciandosi dietro l’Inter, affidata a Vecchi dopo l’esonero di Pioli e sconfitta in casa dal Sassuolo, e avvicinando di un punto il Milan, fermato sul pari dall’Atalanta a Bergamo. Primo tempo equilibrato con lieve predominio dei biancocelesti in fatto di occasioni da gol: Keita Baldé è scatenato e rappresenta una spina nel fianco della difesa viola, orfana di Gonzalo Rodrìguez squalificato. Il più pericoloso è Luis Alberto, che ci prova direttamente su calcio d’angolo, col destro a rientrare dalla sinistra (Tatarusanu mette in corner) e poi su punizione, sempre da posizione defilata a sinistra, scheggiando l’incrocio dei pali opposto con una splendida traiettoria spiovente (21′). In precedenza solo un altro tentativo scoordinato sul fondo dello spagnolo, ma il duello con Tatarusanu si rinnova e il portiere romeno si deve superare per andare a togliere la palla dal sette sul sinistro velenoso di un Luis Alberto ispiratissimo. La Fiorentina si affacciava in avanti solo grazie a un tiro dalla distanza di Bernardeschi (attento Strakosha) e a un paio di innocue girate al volo di Babacar, di destro su cross di Borja Valero (parato) e di sinistro sul cross di Astori (fuori). Un tiro alto di Djordjevic chiude un primo tempo giocato su buoni ritmi ma con pochi spazi concessi agli attaccanti avversari dalle due difese. In apertura di secondo tempo la squadra di Simone Inzaghi colpisce improvvisamente, sfruttando un errore in fase di costruzione di Cristòforo, con Bastos e Parolo che gli rubano palla, Luis Alberto che verticalizza subito per Keita Baldé, trovando una deviazione complice di De Maio, e lo stesso Keita Baldé che brucia Astori scattando sul filo del fuorigioco e infila Tatarusanu grazie a un rasoterra di destro in diagonale che il portiere romeno può solo toccare (55′). Sembra notte fonda per la Fiorentina, che deve assolutamente vincere per continuare a sperare nel sesto posto, ma Strakosha è super e vola a disinnescare il sinistro a giro di Babacar: a questo punto Paulo Sousa si gioca un tris d’assi, inserendo Carlos Sànchez, Kalinic e Tello per gli evanescenti Cristòforo, Maxi Olivera e Chiesa. La squadra cambia faccia improvvisamente e i gol arrivano tutti insieme, in rapida successione: prima è Babacar a pareggiare di testa, con una precisa incornata su cross dalla destra di Mati Vecino; Strakosha può solo toccare il pallone destinato nell’angolino basso (67′). La reazione della Lazio è tutta nella discesa sulla destra di Lombardi, che serve al centro Patric; il tocco sporco del terzino destro biancoceleste tocca il petto di Djordjevic, in fuorigioco, e colpisce il palo prima del fischio dell’arbitro Celi (70′). Dalla parte opposta Kalinic non sbaglia quando Tello si accentra dalla sinistra e prova il destro, Strakosha respinge su Radu che serve involontariamente il croato; seppur trattenuto, Kalinic in allungo insacca da distanza ravvicinata con il destro (73′). Poco dopo Kalinic non sfrutta un velo di Borja Valero sull’assist di Tello, ma si rifà con gli interessi dopo un minuto: servito sulla destra dell’area di rigore della Lazio da Babacar, si accentra e calcia a giro di sinistro, colpendo la base del palo più lontano; Lombardi, sorpreso, infila goffamente la propria porta nel tentativo di allontanare col sinistro (76′). La clamorosa autorete potrebbe chiudere il match ma Murgia riapre improvvisamente la contesa con i biancocelesti in dieci per l’infortunio di Parolo, uscito dal campo dopo le tre sostituzioni. Sul cross dalla destra di Luis Alberto, Murgia svetta più alto di tutti e disegna una parabola arcuata che beffa Tatarusanu (81′). I fantasmi di un possibile pareggio vengono scacciati grazie a un possesso di palla efficace e alla tenacia nei minuti finali, nonostante gli innesti di Felipe Anderson (pericoloso al tiro da metà campo, bravo Tatarusanu) e Immobile mettano un po’ di apprensione. Un tentativo di Mati Vecino e uno di Tello, entrambi respinti da Strakosha, sono le uniche occasioni create dai viola nel finale nonostante gli ampi spazi per il contropiede e la superiorità numerica. Finisce così, con una bella vittoria che restituisce dignità e fiducia all’ambiente in vista della proibitiva sfida del San Paolo contro il Napoli. Ecco i voti:

Tatarusanu 6.5; Tomovic 5.5, Astori 5.5, De Maio 5.5, Maxi Olivera 5 (65′ Kalinic 7.5); Chiesa 5.5 (65′ Tello 6.5), Mati Vecino 6.5, Cristòforo 5 (65′ Carlos Sànchez 6.5); Bernardeschi 6, Borja Valero 6.5; Babacar 7.5. All. Paulo Sousa 7

Occasione persa col Sassuolo, scudetto alle donne

maggio 7, 2017

La Fiorentina Women conquista il suo primo scudetto davanti agli ottomila spettatori dell’Artemio Franchi. Dominatrice assoluta del campionato, la squadra allenata da Sauro Fattori ha battuto due a zero il Tavagnacco grazie alle reti di Caccamo (47′), a porta vuota su assist di Guagni, e poi di Bonetti, di testa sempre su cross di Guagni (70′). Conquistata con un turno di anticipo la certezza aritmetica del titolo, con un vantaggio di 8 punti sul Brescia. Una bella risposta a Tavecchio e a chi il calcio femminile lo ha sempre considerato uno sport minore. Speriamo che questo successo faccia crescere l’amore della città verso queste ragazze, e che l’evento si possa ripetere: è la prima volta che una squadra di calcio femminile gioca una gara di campionato in uno stadio di Serie A. A proposito della squadra maschile, è sempre più amaro questo finale di stagione per gli uomini di Paulo Sousa. E’ davvero di scarso conforto l’aver pareggiato due a due in extremis al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo di Eusebio Di Francesco, tecnico da tempo in odore di Fiorentina. Dopo essere passata in vantaggio la squadra viola si è fatta raggiungere e superare dai neroverdi, rimediando un punto a tempo abbondantemente scaduto grazie a una bella rete di Bernardeschi, polemico con i tifosi a fine gara. Stesso clima avvelenato che si respira dalle parole di Andrea Della Valle, scontento per le critiche ricevute dai tifosi. La Fiorentina approfitta della sconfitta dell’Inter in casa del Genoa per appaiare i nerazzurri a 56 punti, ma restano ottavi per la differenza reti e la situazione degli scontri diretti. Insomma, l’Europa è ormai solo un miraggio. Per la verità nel primo tempo la squadra viola, in completo color aragosta, non aveva meritato più di tanto il vantaggio, subendo l’iniziativa del Sassuolo soprattutto nella prima mezz’ora. Grande protagonista sin dall’avvio Tatarusanu, che ha deviato sulla traversa un sinistro da fuori area di Duncan, prima che Ragusa mettesse goffamente fuori (3′). Poco dopo lo stesso Tatarusanu ha chiuso in uscita su Berardi, che aveva rubato palla a Carlos Sànchez. Gli errori della Fiorentina consentono ai neroverdi di rendersi ancora pericolosi, ma Gonzalo Rodrìguez chiude in qualche modo sul cross di Adjapong. Badelj è costretto ad uscire per infortunio muscolare dopo un quarto d’ora e al suo posto fa il suo ingresso in campo Bernardeschi. Primo squillo dei viola quando Chiesa rientra sul sinistro dopo un dribbling ma non inquadra lo specchio, mentre Gavillucci sorvola su un possibile fallo di Gonzalo Rodrìguez su Matri, andatogli via in tunnel. Il Sassuolo ci prova ancora con un tiro cross di Sensi, deviato in corner, e con un tiro di Duncan, respinto da Tatarusanu. Allo scoccare della mezz’ora la Fiorentina si sveglia e le occasioni iniziano a fioccare, sotto una pioggia battente. Prima è Cannavaro a salvare sulla linea il destro a botta sicura di Borja Valero, servito da destra da Bernardeschi dopo un numero. L’urlo resta strozzato in gol anche due minuti dopo, quando Adjapong tocca da dietro Bernardeschi che cade a terra guadagnandosi un calcio di rigore. Alla battuta va Kalinic, che si fa ipnotizzare da Consigli sparandogli addosso, quindi sulla ribattuta calcia debolmente e il portiere può far sua la sfera (33′). Gavillucci sorvola su un possibile fallo da rigore di Carlos Sànchez su Berardi e la Fiorentina, per nulla condizionata dal rigore fallito, trova improvvisamente il guizzo vincente. Splendido l’assist mancino di Borja Valero, che scucchiaia alle spalle della difesa premiando l’inserimento di Federico Chiesa, bravo a sfruttare il liscio del difensore neroverde, addomesticando il pallone sul rimbalzo con il petto e piazzando un destro rasoterra nell’angolino alla sinistra di Consigli in uscita (37′). Il tempo si chiude con un rasoterra fuori bersaglio di Chiesa, decisamente il migliore in campo, e un tiro cross di Ragusa deviato da un ottimo Tatarusanu. Nel secondo tempo Di Francesco inserisce Politano per Ragusa e dopo un tiro fuori di Bernardeschi inizia un autentico monologo neroverde. Tatarusanu è bravissimo ad opporsi al destro al volo di Sensi, sulla sponda dell’ex Matri con il petto. Matri si rende pericoloso di testa sul cross di Adjapong, ma Tatarusanu para, e un minuto dopo mette fuori sul cross basso di Peluso. La difesa viola si arrabatta chiudendo alla bell’e meglio su Berardi e sui cross di Adjapong, ma la squadra non gira più e fa fatica a imbastire azioni d’attacco pericolose. Paulo Sousa inserisce Tello per Chiesa e sul cross dello spagnolo Bernardeschi mette dentro di testa (68′): purtroppo Gavillucci è tratto in inganno dalla sua terna e annulla per fuorigioco un gol regolare. Un minuto dopo annullato per fuorigioco anche un gol di Berardi, lui sì partito in posizione irregolare. Girandola di cambi per gli ultimi venti minuti di partita, con l’ex viola Iemmello che sostituisce Matri e Ricci che subentra ad un altro ex viola, Aquilani. Nel mezzo si materializza, come logica conseguenza della supremazia neroverde, il gol del pareggio del Sassuolo. Gonzalo Rodrìguez chiude in affanno su Berardi, toccando per la verità il pallone. Gavillucci prende un abbaglio e non solo concede il rigore, ma ammonisce per la seconda volta il centrale argentino lasciando in dieci la Fiorentina (72′). E’ l’episodio che cambia la gara, anche perché Politano dal dischetto non sbaglia, tornando al gol dopo diverse domeniche: allarga il piatto sinistro e mette la palla nell’angolino, spiazzando Tatarusanu (74′). Paulo Sousa si gioca l’ultima carta e sostituisce un deludente Cristòforo, in campo dall’inizio, con Babacar. L’ex viola Iemmello è il più vivace e chiama subito  Tatarusanu alla parata dopo un dribbling; quindi, sul corner dalla sinistra di Berardi, è lasciato libero di colpire di testa in mischia, col pallone che schizza per terra e finisce nell’angolo alto alla destra di Tatarusanu, che può solo sfiorare il pallone (85′). Trattasi del primo gol in Serie A, e proprio contro la squadra che lo ha lanciato nel calcio professionistico. Sembra finita ma la Fiorentina, anche in inferiorità numerica, ha una reazione d’orgoglio. Dopo una buona occasione creata da Tello, il cui cross è respinto da Cannavaro, ecco improvvisamente il guizzo vincente di Bernardeschi. All’ultimo minuto di recupero il numero dieci viola riceve in area, sulla destra, da Mati Vecino, si sistema il pallone sul sinistro e piazza una traiettoria a giro nell’angolino basso più lontano (94′). Un bellissimo gol che restituisce il sorriso ai tifosi viola accorsi a Reggio Emilia per sostenere la squadra in questa ormai improbabile rincorsa all’Europa League. Ecco i voti della gara, fortemente condizionata dall’arbitraggio confusionario di Gavillucci e sicuramente foriera di un’altra settimana di polemiche:

Tatarusanu 7.5; Tomovic 5.5, Carlos Sànchez 5, Gonzalo Rodrìguez 6, Maxi Olivera 5.5; Chiesa 7 (62′ Tello 6.5), Cristòforo 5.5 (77′ Babacar 5.5), Mati Vecino 6.5, Badelj 5.5 (16′ Bernardeschi 7.5), Borja Valero 6.5; Kalinic 4.5. All. Paulo Sousa 5.5

Capitombolo a Palermo, addio Europa League

maggio 1, 2017

La Fiorentina esce con le ossa rotte dalla trasferta del Barbera e saluta ormai definitivamente l’Europa, nonostante i passi falsi di Inter e Milan. La squadra di Paulo Sousa resta ottava a 55 punti. Gara equilibrata nella prima mezz’ora, con poche occasioni da una parte e dall’altra. Il Palermo di Bortoluzzi, virtualmente retrocesso, gioca per l’onore e Diamanti, l’ex di turno, ha qualche sassolino da togliersi dalle scarpe. Sua la punizione capolavoro che sblocca il risultato: traiettoria telecomandata ad aggirare la barriera, un sinistro chirurgico ed angolatissimo che non lascia scampo a Tatarusanu (32′). Pericolosissimo anche l’inserimento centrale di Rispoli, premiato da Nestorovski, che Tatarusanu ha disinnescato con una coraggiosa uscita. La reazione della Fiorentina è rabbiosa ma inconcludente: la punizione velenosa di Ilicic lambisce la traversa della porta difesa da Fulignati; quindi Tello serve in verticale Babacar, che a tu per tu con Fulignati si lascia ipnotizzare dal portiere rosanero, facendosi respingere il piatto destro rasoterra. Prima dell’intervallo Paulo Sousa sostituisce Milic con Chiesa, e nella ripresa butta dentro anche Saponara e Mlakar. Deludente la prova della squadra, che mantiene il possesso del pallone senza trovare il varco giusto. Il Palermo si difende con ordine e rischia solo in un paio di circostanze, sul sinistro di Chiesa da fuori area, respinto in corner da Fulignati, e sul cross dalla sinistra di Chiesa, deviato sul fondo dal nuovo entrato Mlakar. In definitiva è stato più pericoloso il Palermo, che è andato vicino al gol in alcune circostanze: in apertura di secondo tempo grazie a un sinistro al volo di Nestorovski dal limite dell’area, rasoterra a fil di palo; Diamanti è scatenato e ci prova addirittura da centrocampo, mancando la porta di poco. Con la Fiorentina protesa in avanti alla ricerca del pari i rosanero hanno più spazi per colpire: Astori trattiene il nuove entrato Sallai al limite dell’area e l’arbitro Tagliavento lo ammonisce per la seconda volta, lasciando in dieci la squadra viola nei minuti finali (87′); Diamanti ci riprova di nuovo con una punizione a giro che sfiora la traversa. Il raddoppio del Palermo arriva a tempo scaduto, con Chochev che serve Aleesami in proiezione offensiva sulla fascia sinistra: l’esterno norvegese parte palla al piede e punta la porta, resistendo alla timida trattenuta di Tello, incuneandosi tra lo spagnolo e Carlos Sànchez e beffando Tatarusanu con un diagonale rasoterra di piatto sinistro (90′). Finisce così una partita da dimenticare in fretta. Ecco i voti:

Tatarusanu 6; Carlos Salcedo 5.5 (57′ Saponara 5), Carlos Sànchez 5, Astori 4.5; Tello 5.5, Mati Vecino 5.5, Badelj 5.5, Borja Valero 5.5, Milic 5.5 (38′ Chiesa 5.5); Ilicic 5.5 (70′ Mlakar 5.5); Babacar 4.5. All. Paulo Sousa 5

Pazza Viola amala: Inter sconquassata

aprile 23, 2017

La Fiorentina vince una gara incredibile, con nove gol e capovolgimenti di fronte continui, che se non fosse stato per i ritmi alti sarebbe potuta sembrare, per via delle difese così allegre, quasi un’amichevole di fine stagione. Ma Fiorentina-Inter è stata fin da subito una sfida vera, con i nerazzurri che hanno tenuto testa almeno all’inizio agli assalti della squadra viola. Paulo Sousa ha puntato su Babacar ma il centravanti senegalese, che si è battuto come un leone in gabbia, ha fatto molta fatica a trovare spazi nei primi 45 minuti, riuscendo comunque ad aprirne alcuni per i compagni. L’ottimo lavoro di tessitura di Borja Valero e Badelj ha permesso ai viola di serrare in una morsa la difesa di Pioli, sviluppando un gioco più fluido di quello dei nerazzurri. Di occasioni però non se ne sono viste molte nei primi minuti: alto un colpo di testa di Bernardeschi, Handanovic attento nell’uscita di pugno sulla torre di Mati Vecino. Proprio l’uruguaiano ha fatto da apriscatola con la prima marcatura dell’incontro: Borja Valero ha servito a sinistra il liberissimo Milic, che ha messo in mezzo col sinistro un pallone basso premiando l’inserimento di Mati Vecino sul primo palo; il suo sinistro di prima intenzione sotto la traversa non lascia scampo ad Handanovic (23′). La reazione dell’Inter è immediata e molto efficace: Perisic lavora un buon pallone prima di servire in profondità Candreva sulla fascia destra, quest’ultimo rientra dopo una finta e serve a centro area l’accorrente Perisic, bravo a chiudere la triangolazione con il gol grazie a un sinistro basso e centrale nella porta quasi sguarnita (29′). L’Inter insiste e trova praterie alle spalle della rabberciata difesa viola: Joao Mario verticalizza per Icardi che affonda centralmente incurante della pressione di Carlos Sànchez; il suo destro rasoterra in diagonale non lascia scampo a Tatarusanu (34′). Robaltato il punteggio l’Inter arretra un po’ il baricentro a difesa del vantaggio, ma la Fiorentina non riesce a trovare il gol prima dell’intervallo: Handanovic è bravo in due circostanze, prima deviando in corner il sinistro potente ma centrale di Borja Valero, e poi con un colpo di reni sul passaggio di testa all’indietro di Miranda, con cui scongiura l’autogol. Nell’intervallo Paulo Sousa suona la carica, perché quella che scende in campo è un’altra squadra; l’Inter invece è la caricatura di quella scesa in campo nel primo tempo. Dopo pochi minuti Milic affonda a sinistra, ma il suo cross al centro viene allontanato dalla difesa nerazzurra; subito dopo Babacar conquista un calcio di rigore, avventandosi per primo su un pallone spiovente e subendo la trattenuta di D’Ambrosio. L’arbitro Valeri concede il rigore ma Bernardeschi, che si presenta sul dischetto sfilando il pallone a Babacar, esala un flebile e imbarazzante cucchiaio che Handanovic, il pararigori del campionato, respinge comodamente (52′). Per il portiere sloveno si tratta del settimo rigore parato su nove in questa stagione, per il presuntuoso Bernardeschi del primo errore dal dischetto. Un errore che potrebbe bastare a mandare in confusione tutta la squadra, ma la reazione degli uomini di Paulo Sousa è furiosa e straordinaria, complice la scelta del tecnico di inserire Ilicic per un dispiaciuto Bernardeschi. Borja Valero chiama ancora alla parata Handanovic, che devia in corner un suo destro basso dal limite. Lo stesso Borja Valero crossa dalla sinistra con il destro sul primo palo, dove un imperioso Astori è fenomenale nello stacco e nell’avvitamento schiacciando il pallone nell’angolino più lontano, appena fuori dalla portata di Handanovic (62′). Bel gesto del centrale che esulta andando a rincuorare Bernardeschi in panchina. L’Inter è come un pugile all’angolo e la Fiorentina ne approfitta nell’arco di 74 secondi: Mati Vecino parte in progressione, scambia con Borja Valero che gli restituisce palla di tacco e incrocia un gran destro rasoterra da fuori area che sorprende ancora Handanovic, capace soltanto di sfiorare il pallone diretto comunque nell’angolino basso (64′). La splendida doppietta dell’uruguaiano è il preludio allo show del Khouma Babacar, che riceve ancora palla da Mati Vecino in campo aperto, converge dalla sinistra puntando un inerme Medel e impallina Handanovic grazie a un autentico colpo da biliardo, un sontuoso piatto destro rasoterra che va a morire proprio all’angolino (70′). La Fiorentina e il pubblico vanno in brodo di giuggiole, mentre l’Inter, sbilanciata e impotente, sembra completamente in balia dell’uragano viola: Tello col sinistro profondo pesca il liberissimo Carlos Salcedo, subentrato a Tomovic, in proiezione offensiva sulla corsia di destra; Salcedo mette in mezzo per Babacar che davanti ad Handanovic insacca col piatto destro rasoterra di prima intenzione festeggiando il quinto gol e la doppietta personale (79′). La partita però non è finita e nel finale si riaccende improvvisamente: D’Ambrosio crossa teso a centro area dalla sinistra, Icardi aggancia spalle alla porta e si gira improvvisamente, incrociando il destro rasoterra tra le gambe di Milic; il pallone picchia contro la base del palo e gonfia la rete dalla parte opposta (88′). L’italo-argentino però non ha ancora dato fondo a tutto il suo repertorio: Candreva scodella in area un corner dalla destra, Icardi irrompe sul primo palo e incorna alle spalle di Tatarusanu firmando la tripletta personale (91′). La Fiorentina a questo punto si prende un brutto spavento e rischia addiritura di vedersi raggiungere all’ultimo minuto di recupero, ma la conclusione bassa del nuovo entrato Brozovic, col mancino sugli sviluppi di un calcio d’angolo, viene allontanata di piede da un ottimo Astori, bravo a presidiare sulla linea di porta. Valeri fischia la fine e la gara finisce 5 a 4, un punteggio che riflette l’andamento pazzo di una gara divertentissima, un autentico spot per il gioco del calcio. La Fiorentina sale a 55 punti avvicinandosi molto all’Inter e un po’ al Milan, sconfitto in casa dall’Empoli. I viola restano comunque ottavi e la conquista dell’Europa League sembra ancora una “missione impossibile”. Ecco i voti della gara:

Tatarusanu 5.5; Tomovic 5.5 (54′ Carlos Salcedo 6.5), Carlos Sànchez 6, Astori 7; Tello 6 (82′ Cristòforo sv), Mati Vecino 8.5, Badelj 6.5, Borja Valero 7.5, Milic 6; Bernardeschi 5 (58′ Ilicic 6); Babacar 8. All. Paulo Sousa 7.5